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Repubblica Ceca: il 2017 all'insegna di uno sfarzoso Barocco

Data pubblicazione : 02/03/2017     
Autore : Franca D.Scotti


Tutto accadde dopo la distruzione e la desolazione lasciate dalla Guerra dei Trent’anni. Una tragedia da cui nacque una fiera rinascita all’insegna del Bello.
Per il 2017 la Repubblica Ceca invita a “Vivere il Barocco con tutti i sensi”.
Itinerari, pacchetti e proposte ad hoc conducono nel favoloso ‘600, quando un Paese martoriato dalla Guerra  decise di risorgere dalle ceneri e affidare allo splendore del Barocco la sua rinascita.
Una rinascita generale, che tocca città e campagne, non solo i monumenti, ma anche  musica, pittura e scultura.
Questo viaggio nel XVII secolo è dedicato in particolare proprio agli italiani, che potranno avventurarvisi con un certo spirito patriottico e un senso di fratellanza.


Ispirazioni italiane
C’è tanta italianità nel favoloso Barocco boemo.
Un pretesto in più quindi, per visitare il Paese quest’anno,   a caccia dei capolavori di artisti che si ispirarono alla produzione italiana,  reinterpretandone  i dettami secondo la propria tradizione e il proprio talento.
Ne nacque una corrente unica, che, riadattando materiali e motivi, seppe rinnovare  un’intera nazione, ridisegnandone il volto ma anche l’anima.
Non è da trascurare infatti il retroscena storico e morale della diffusione dell’arte barocca in Cechia: imposizioni degli Asburgo, arrivo dei Gesuiti, insieme  con le espressioni sfarzose e ridondanti del barocco, che  divengono per gli Asburgo un ulteriore strumento di convinzione nei confronti del popolo.
Pilotata o meno, l’arte barocca trovò in Boemia terreno fertilissimo.
Nacque così un barocco sui generis, cosmopolita e contemporaneamente autoctono. Passarono le idee –lo sfarzo, la ridondanza- del Barocco italiano, ma i materiali e i soggetti furono integrati con quelli locali. Prima strumentalizzato dagli Asburgo, poi oscurato dal regime comunista, il barocco boemo è finalmente libero di essere ammirato in tutto il suo tripudio estetico, nelle sue esplosive espressioni di bellezza e potere.
Non solo chiese, monasteri e palazzi: il Barocco arriva a impreziosire persino le campagne ceche, punteggiandole di nobili residenze e rimodellando i villaggi rurali.


La Via del Barocco non può che partire dalla capitale e in particolare da Mala Strana (la Città Piccola), cuore barocco appunto di Praga, ma si dipana in lungo e in largo per il Paese. Toccando altri significativi centri urbani di rara bellezza e non di rado sotto effige Unesco –come Ceske Budejovice, Trebic, Olomouc, Kromeriz, Hradec Kralove - l’itinerario si insinua poi nelle campagne e conduce a una lunga teoria di magnifici castelli trasformati in vere e proprie regge, il cui scopo non è più quello difensivo ma quello di ostentare il potere e l’eleganza dei signori che le abitano. Tra i tanti, quello di Veltrusy, che si fregia tra gli altri anche di opere del Veronese e del Canaletto.

Fuori dai confini urbani ecco anche altri splendori barocchi, spesso inattesi e persino nascosti. Proprio come la galleria sotto il cielo del parco Betlem, conosciuta anche come il “presepe di Braun” e popolata di statue in pietra, a grandezza naturale, scolpite sul posto dallo scalpello barocco di Matyas Bernard Braun.  Oppure il monastero benedettino di Broumov, capolavoro barocco, che tra l’altro conserva la copia della Sacra Sindone di Torino. Sempre in campagna Holasovice è un borgo-gioiello sotto tutela Unesco. Miglior esempio di architettura popolare barocca della regione, è un esempio raro di architettura rurale funzionale al lavoro di campagna: una grande piazza rettangolare su cui si affacciano 23 fattorie per un totale di 120 edifici collegati.


Infine, stella assoluta –nel vero e proprio senso della parola- del Barocco boemo è certamente il santuario di San Giovanni Nepomuceno (patrono di Boemia). La stella è l’elemento architettonico predominante nel capolavoro di uno straordinario e originale stile ceco, che sposa e rielabora i dettami del gotico e del barocco. Nella Lista Unesco, porta la firma prestigiosa dell’architetto (dalle chiare origini italiane) Giovanni Biagio Santini, fortemente legato ai numeri e al simbolismo iconografico.





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