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Ricordando Tonino Guerra

Data pubblicazione : 16/03/2017     
Autore : Marica Basile



“Non è vero che uno più uno fa sempre due; una goccia più una goccia fa una goccia più grande”
. una frase, un modo di concepire la vita.
Antonio Guerra, ma per tutti Tonino, oggi avrebbe compiuto 97 anni. Come poeta e sceneggiatore di fama internazionale ha lasciato un segno indelebile nel panorama culturale al quale si è approcciato negli anni ’50.
Roma diventa la capitale delle sue sceneggiature: prima per il film Un ettaro di Cielo di Aglauco Casadio poi per Uomini e lupi diretto da Giuseppe De Santis.
Ha lavorato con i più grandi registi come Vittorio De Sica, Paolo e Vittorio Taviani, Andrej Tarkovskij, Michelangelo Antonioni e Federico Fellini con il quale conquista l’oscar per Amarcord nel 1973. Non un premio, ma numerosi come l’Oscar Europeo del Cinema e quello come Miglior sceneggiatore europeo e infine la prestigiosa nomina come Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Nonostante la sua fortunatissima carriera cinematografica e teatrale non abbandonò mai l’attività poetica, iniziata durante la prigionia in un campo di concentramento tedesco. Una produzione ampia, ricca di riconoscimenti importanti come il Premio Pirandello.
La sua era una poesia d’avanguardia rispetto a quella dei suoi colleghi. La raccolta I bu, del 1973, conferisce sacralità e dignità alla lingua dialettale che per certi versi appare nuova e lontana da ogni forma di municipalismo.
Tonino era quello che si può ben definire artista a tutto tondo, in quanto amava “mischiare” al suo lavoro la passione per le arti realizzando allestimenti, mostre e installazioni.
Un uomo che ha fatto della cultura il punto cardine della sua esistenza e che ha condiviso il suo sapere con chiunque accennasse curiosità al riguardo. Credeva fermamente che essa potesse smuovere il mondo, d’altronde “l’ottimismo è il profumo della vita”. A noi piace ricordarlo anche per questo.





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