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GELATO CHE PASSIONE

Data pubblicazione : 19/04/2017     
Autore : Bruna Meloni



Che il gelato venga dal caldo, sia nato nelle terre infuocate dal sole del mondo mediterraneo e' una notizia, per quanto paradossale possa apparire, con una base logica. Ve lo immaginate un lappone che spreme succo di limone in una coppa piena di neve? Il gelato, anzi il progenitore di tutti i gelati del mondo, e' questo e soltanto un popolo oppresso dal gran caldo poteva industriarsi a cercare sollievo in qualcosa di fresco.
La neve non mancava: pensate all'Etna o alle montagne del Libano o della Grecia. Bisognava pero' conservarla fino all'estate ma anche questo non era difficile. Bastava scavare delle grotte sotterranee, riempirle di neve e chiuderle con strati di paglia determinando cosi' il crearsi di una microatmosfera refrigerata che consentiva la conservazione per tutta la stagione calda, fino al successivo arrivo dei nuovi fiocchi. Ma non era ancora gelato: era sorbetto, che e' appunto un termine arabo “sherbet”, bere, da cui sorbire. Perche' aggiungere succhi dolci o aromatici alla neve altro non era che preparare una bibita ghiacciata, qualcosa di molto simile alle nostre granite. Se date un'occhiata all' ”Anabasi” di Senofonte, la dove riferisce della ritirata dei greci sconfitti da Artaserse, non potra’ sfuggirvi la nota relativa ai mercenari del re persiano che si dissetavano con sciroppi di frutta e neve.


Anche Plinio il Vecchio ha scritto dell'uso di concludere i pranzi, nella Roma del suo tempo, con bevande contenute in recipienti adagiati su neve prelevata d'inverno sulle cime degli Appennini, ma in questo caso si tratta di bibite fresche, più' che di gelati veri e propri.
Per arrivare invece a questi, cosi' come li intendiamo oggi, ci voleva qualcosa di più'; un tocco magico che trasformasse il granuloso insieme in una morbida e invitante pasta, gradevole al palato ma anche bella a vedersi, da comporre con estro in riccioli e volute. Ci voleva il genio, insomma.
Ed eccolo comparire agli inizi del Cinquecento a Firenze. Si chiama Bernardo Buontalenti.
Di lui le enciclopedie e i manuali riportano i dati essenziali; lo descrivono famoso architetto fiorentino mentre non ebbe altrettanta fortuna come pittore e scultore ma tacciono sulla sua rivoluzionaria scoperta, fondamentale per questa nostra piccola storia.
Fu il primo, infatti, a sperimentare nell’impasto del gelato il potere aggregante dell’albume d’uovo e ad accertare che mescolando insieme uova, zucchero, latte e sciroppi di frutta in un recipiente circondato da neve e sale, la miscela ad un certo punto si consolidava passando dallo stato liquido a quello pastoso.


C’e’ chi dice che i gelati dell’architetto fiorentino seguirono Caterina de’ Medici in Francia, ma nulla in proposito e’ provato.
Solo un personaggio, questo e’ documentato, ha il merito riconosciuto di aver fatto assaggiare i gelati italiani a Parigi. Si chiamava Procopio de’ Coltelli, veniva da Giarre, ai piedi dell’Etna, dove la neve non mancava, e nel 1650 era andato a Parigi e aveva aperto nell’odierna rue de l’Ancienne Comedie quel Cafe’ Procope destinato a diventare il punto d’incontro delle menti piu’ elette del secolo dei lumi.
Il resto e’ storia recente.
Il gelato industriale ha fatto la sua comparsa nel 1949. Lo firma Motta che inizia, nel suo stabilimento di Milano, la produzione del Fiordilatte, il piu’ famoso tra i formati da passeggio. Per avere il gelato su cono bisogna pero’ attendere fino al 1959 quando viene lanciato l’ormai super famoso Cornetto.
Un’ultima curiosita’.
Tra i piu’ noti estimatori di gelato che la storia ricordi si annovera Giacomo Leopardi, che amava consumarne in quantita’ colossali. Prima di morire, lamentandosi per l’eccessivo caldo, prego’ che gliene portassero “un ultimo” per trovare ristoro. Giovanni Verga confesso’ di nutrirsi a pane e cassate mentre Oscar Wilde amava andare ogni sera al Cafe’ Procope di Parigi meditando per ore davanti a una coppa.





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