• MW SUGGESTIONS •

Sostenibilità nella moda: l'Italia fa sul serio

Data pubblicazione : 26/03/2018     
Autore : Silvia Cutuli


Se è vero che la moda è la seconda industria più inquinante al mondo dopo il petrolio e che l'Italia giocando un ruolo di rilievo in quanto a produzione di abiti e accessori, deve scendere concreatamente sul terreno della sostenibilità, la seconda International roundtable on sustainability che la Camera nazionale della moda (Cnmi) ha organizzato con Swarovski a Milano risponde a ogni dubbio.
«Il cambio di passo – spiega Carlo Capasa, Presidente di Cnmi– è avvenuto quando abbiamo pensato di poter cominciare a misurare cosa è sostenibile e cosa no. Nell’ultimo anno abbiamo diffuso linee guida sulla sostenibilità nel retail, sull’impiego di sostanze chimiche nella produzione e sullo smaltimento di sostanze dannose. Insomma: numeri, azioni». All’incontro di Milano sono state presentate le “Linee guida sui requisiti eco-tossicologici per le miscele chimiche e gli smaltimenti industriali”, sviluppate in collaborazione con Arpa, Mise e ministero dell’Ambiente, oltre a uno studio, commissionato dalla Cnmi, che nega i possibili effetti cancerogeni delle ammine aromatiche rilasciate da alcuni coloranti per tessuti, una volta a contatto con il sudore umano.
Intanto con l'occasione si presenta anche la seconda edizione dei Green Carpet Award che si terranno il 23 settembre alla Scala di Milano: "Abbiamo pensato di mettere in luce la handprint, l’impronta della mano dell’artigiano, stavolta" precisa Livia Firth paladina dell'e o moda e super attiva con la sua fondazione Eco Age.

Buone notizie arrivano anche da Tiziano Guardini, vincitore (non a caso) della scorsa edizione dei Green Carpet Fashion Award. Tra i lavori che maggiormente caratterizzano la neonata  collezione  A/I 2018-19 ci sono i 20 pezzi realizzati in eco-denim grazie alla partecipazione di Isko con la loro collezione di tessuti Earth Fit, gli unici al mondo ad aver ricevuto entrambe le certificazioni Nordic Swam Ecolabel e la EU Ecolabel per il denim. Questi tessuti sono stati rielaborati realizzando capi dal profumo a tratti couture unendoli all’impalpabilità dell'organza, grazie all'utilizzo di tecnologie innovative.
"Creare un abito bello e sostenibile é una sfida certo, ma significa anche sentire una responsabilità rispetto alla vita e quindi al futuro. Una sfida che sa di creatività e di una nuova strada da tracciare". Racconta l'eco-designer, che scommette sull'eco-denim per realizzare anche le ironiche "eco-fur", più attuali che mai nell'odierno dibattito sulla sostenibilità della moda dal momento che pochi giorni fa anche lady Donatella Versace si è schierata proprio con il No fur, mettendo al bando la pelliccia dalle produzioni della casa della Medusa.

Dall'anima profondamente eco, è anche la collezione di preziosi tessuti messa a punto da Canepa. L’azienda, che si rivolge a 150 clienti nei mercati della moda e del lusso, è riuscita insieme ai laboratori del CNR-Ismac di Biella a sviluppare il brevetto SAVEtheWATER® Kitotex® che consente di ridurre i consumi di acqua fino al 90% e al 60% di energia elettrica, oltre alla non immissione di CO2 e alla totale eliminazione della metacrillamide e dell’alcool polivinilico (PVA, cioè la plastica disciolta ndr) nel processo di preparazione dei filati alla tessitura. 
Tutto questo è possibile grazie all’utilizzo dell’esoscheletro dei crostacei, scarto dell’industria alimentare, da cui si ricava il “chitosano”, una sostanza organica biodegradabile e atossica, che oltre a quanto elencato sopra, permette di tagliare drasticamente l’uso di detergenti, sbiancanti e altri agenti chimici, utilizzati invece nelle lavorazioni abituali.





VIRGIL ABLOH & LOUIS VUITTON: È AMOREI 5 MODELLI DI SNEAKERS DA AVERE ASSOLUTAMENTE