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DIARIO DI UNA GIORNALISTA ALLA FASHION WEEK

Data pubblicazione : 20/06/2017     
Autore : Marica Basile


Lunedi 19 giugno.
Ultimo giorno di Fashion Week. Ultimo outfit comodo da trovare (la t-shirt con il claim “ansiosa” era davvero necessaria) e ultimi passi da compiere attraverso l’isteria generale.
Dopo alcune presentazioni, mi sono diretta verso la Fabbrica Del Vapore. Per fortuna non ho dovuto cambiare location in tutta fretta perché entrambe le sfilate si sono svolte lì.
La prima è stata quella di POAN. Prima di iniziare sono state distribuite delle pseudo maschere da saldatore che lasciavano presagire effetti scenografici degni di Guerre Stellari (erano solo dei gadget di ringraziamento). Comunque dopo un po’ di ritardo, le luci si sono accese sulla passerella. Indiscusso esperto in materia di sartoria, il designer austriaco Georg Weissacher ha creato una collezione ricca di sovrapposizioni tra materiali grezzi e stampe. Una sorta di racconto, tra passato e presente, portato al limite dalle silhouette genderless. Di grande impatto lo slogan su alcuni capi, ovvero People of All Nations, acronimo stesso di POAN.

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Dopo gli applausi e il bravo generale, giusto il tempo di rifocillarsi con qualche spiedino di frutta fresca e un calice di prosecco, ed è stato subito il turno di WOOD WOOD. La collezione è denominata MONDANO e prende spunto dallo stile di vita e dall’atmosfera della Campania. Lo stile performante si mixa con quello street attingendo anche dallo sportswear. Le stampe e i grafismi decorano camicie over e felpe, mentre il denim si abbina con gli shorts e con i pantaloni tuta. Insomma una linea giovane e fresca che sa proprio di made in Italy.

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Sono stati giorni intensi che hanno dettato le regole per gli outfit primavera/estate 2018. Un fashion che ha voluto lanciare dei messaggi precisi di amore e fratellanza e che vuole eliminare le differenze di ogni genere. Lo streetswear ha dominato in questi giorni e non solo in passerella. Si perché ci sarebbe anche qualcosa da dire sul fashion people, quelli che alle sfilate ci vanno, non per lavoro! Ma questo è un altro discorso.







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