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DIO PLUTO AL TEATRO CARCANO

Data pubblicazione : 13/03/2018     
Autore : Antonio Sarti



In questi anni di crisi economica è risaputo come si siano dilatate enormemente le distanze tra i più poveri e i più ricchi: un problema sociale e culturale che affonda le sue radici ben più lontano di quanto possiate immaginare, un tema tanto attuale oggi quanto dibattuto perfino nell’antichità.

Da questa interessante premessa prende le mosse Dio Pluto, spettacolo teatrale che Juri Ferrini porta sulla scena del Teatro Carcano e che trova nella sempre ostica ma appassionante produzione di Aristofane la musa ispiratrice per un discorso sul denaro e le sue infinite vie.

Un teatro, quello di Aristofane, che ha costruito buona parte della sua fortuna su trame che tentano di mettere in atto un’idea dai contorni evidentemente utopistici, allo scopo di mostrare quali inattese conseguenze potrebbero rovinare il mondo perfetto costruito da quell’idea stessa; nel Pluto infatti Aristofane pone in concreto ciò che accadrebbe nel momento in cui la divinità della ricchezza perdesse la propria cecità e iniziasse così a distribuire fortune solo agli onesti e ai bisognosi.

Il protagonista della nostra storia è Cremilo, un uomo qualunque che come molti suoi concittadini compie uno dei riti più comuni dell’epoca: si reca in udienza all’Oracolo di Delfi per conoscere quale destino, se povertà o ricchezza, attenda il proprio figlio nel corso della sua vita. La risposta, come sempre, è enigmatica: «Segui il primo uomo che vedrai all’uscita del tempio»; sotto un povero cieco vestito di stracci Cremilo troverà Pluto, dio della ricchezza, e intraprenderà un tortuoso viaggio per fargli riacquistare la vista e sperare così che egli possa distribuire in maniera equa il denaro.

Con una carica satirica che oggi risulta addirittura smorzata rispetto a quanto avrebbero potuto cogliere gli ateniesi, Aristofane ci pone davanti all’evidenza di come, in fondo, la povertà abbia un suo perché e perfino una sua utilità sociale. Senza voler svelare la strada che il drammaturgo greco intraprende e l’esito finale di questa strampalata ma efficace storia, l’avidità dell’uomo disposto a ogni cosa pur di accumulare ricchezze in spregio a ogni tipo di ritegno morale e di equità sociale emergono con chiarezza da quest’opera, che una volta di più ci mette di fronte alla grande profondità etica e morale degli ateniesi, già preoccupati oltre duemila anni fa su temi che purtroppo sono attuali ancora oggi.

DIO PLUTO, di Juri Ferrini, con Francesco Gargiulo, Federico Palumeri, Andrea Peron, Rebecca Rossetti. Regia di Juri Ferrini. Al Teatro Carcano dal 14 al 25 marzo.





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