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DARIO FO, L’ADDIO MILANESE A UN ARTISTA SEMPRE CONTROCORRENTE

Data pubblicazione : 14/10/2016     
Autore : Antonio Sarti



L’aveva festeggiato degnamente solo pochi mesi fa Milano, la città che lo aveva accolto dal suo paese natale (Sangiano, nel varesotto): erano i novant’anni di Dario Fo, il premio Nobel per la letteratura tra i più discussi e contestati di sempre.
Se n’è andato in una umida mattina milanese, destino irriverente, il giorno in cui l’accademia svedese premia con il medesimo riconoscimento un altro artista a 360 gradi come Bob Dylan, quasi un involontario passaggio di testimone tra personaggi tanto eclettici quanto eccezionali.
Il teatro, grande passione e pari competenza, l’ha accompagnato fino alla soglia della morte, con i suoi oltre cento drammi scritti: “Mistero buffo” resterà la sua opera-simbolo, un inno al giullarismo e un capolavoro di ingegno mentale, un testo che ha segnato una generazione di narratori. Insieme alla moglie Franca Rame ha saputo scrivere una pagina di storia della letteratura italiana, coronata dal premio Nobel nel 1997, un successo fortemente osteggiato dalla critica nazionale e dai comitati culturali che da tempo si prodigavano per portare all’attenzione della giuria la candidatura del poeta Mario Luzi.
A Milano rimarrà negli annali l’esperienza della “Palazzina Liberty”, sfidando la censura delle autorità: l’impegno politico, fortemente sentito e messo in pratica nella vita di tutti i giorni, sarà una delle guide della sua produzione, fino alla scelta recente di appoggiare il Movimento di Beppe Grillo nelle sue battaglie.
Fino a sabato mattina il Piccolo Teatro Strelher accoglierà tutti coloro che gradiranno visitare la camera ardente, prima del funerale laico alle 15 in Piazza Duomo.





GOLDONI AL TEATRO STUDIOINNOCENTE AL TEATRO LIBERO