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"DELITTO E CASTIGO" AL TEATRO FRANCO PARENTI

Data pubblicazione : 20/02/2018     
Autore : Antonio Sarti



Siamo abituati a guardare sempre con sospetto e diffidenza i voluminosi romanzi della letteratura russa, che difficilmente invogliano a prenderli in mano e farli propri, a causa delle robuste dimensioni e di un passaparola secondo il quale si tratterebbe in gran parte di racconti “lenti” e impregnati di contenuti filosofici, che scoraggerebbero il lettore poco avvezzo a questo genere di argomenti.

Non può dunque che essere guardata con grande interesse l’iniziativa intrapresa dal Teatro Franco Parenti, che dalla fine di gennaio sta proponendo un percorso guidato attraverso alcune opere cardine di Dostoevskij attraverso spettacoli teatrali dedicati ai suoi romanzi, quattro rappresentazioni per riscoprire luci e ombre del grande scrittore russo: dopo La confessione (ispirata a I demoni) e Il giocatore, è il momento dell’opera probabilmente più attesa, Delitto e castigo.

La storia di questo romanzo è legata a un nome: Raskol’nikov. Attorno a lui tuttavia si muove una folta schiera di comprimari in cui ogni personaggio che prende parte a questa recita trascende in realtà da ciò che sembra: ognuno rappresenta cioè, nell’idea di Dostoevskij, una diversa sfaccettatura dell’animo umano e delle sue emozioni. È così che Svidrigajlov diviene simbolo dell’abiezione come Sonja dell’amore; a svettare è il protagonista, Raskol’nikov, con le sue azioni che rappresentano il punto di partenza del romanzo.

Perché proprio da un’azione, tanto meditata quanto impulsiva, le vicende umane del giovane studente iniziano a prendere una piega inattesa: il delitto, citato nel titolo, è l’uccisione di una anziana usuraia da parte di Raskol’nikov, che compie l’omicidio senza troppi scrupoli, convinto di poter proseguire poi la sua normale esistenza senza turbamenti di coscienza. Il castigo che lo attende invece sarà un terribile tormento fisico e psichico dal quale il giovane è incapace di fuggire: non servirà a sottrarlo alle tremende conseguenze né l’amore di Sonja né una punizione da parte della legge, facendo precipitare Raskol’nikov nel vortice dell’impossibilità di sopportare la colpa di quanto commesso.

Non è certamente una lettura facile quella che attende chi osi avventurarsi sull’impervio sentiero filosofico che Dostoevskj traccia con Delitto e castigo, ragion per cui in questo caso è probabile che la visione per immagini possa invogliare lo spettatore ad approfondire l’autore leggendo l’imponente volume dell’autore russo: se così non sarà, avrete quantomeno elementi sufficienti per farvi un’idea del romanzo.

“Delitto e castigo”, adattamento Alberto Oliva e Mino Manni, regia di Alberto Oliva. Una produzione Teatro Franco Parenti. In programmazione dal 16 febbraio al 4 marzo.







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