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Montenapoleoneweb ricorda Ettore Scola

Data pubblicazione : 20/01/2016     
Autore : Antonio Sarti



Nemmeno il tempo di dare l’addio all’attore Franco Citti, prototipo esemplare della filosofia cinematografica di Pier Paolo Pasolini, che il cinema italiano si trova a piangere Ettore Scola: regista capace di raccontare l’Italia nella sua quotidianità con pellicole che hanno lasciato il segno, Scola era uno degli ultimi interpreti di un certo cinema italiano che oggi fatica a trovare eredi capaci di reinterpretarlo con tale maestria.

Il suo film più noto al grande pubblico è senz’altro il celebre “C’eravamo tanto amati” (1974), forse l’opera che meglio rappresenta la sua idea di commedia italiana, uno stile che in molti riprenderanno e che schiera attori di primo livello come Aldo Fabrizi, Stefania Sandrelli e Vittorio Gassman.
Come spesso succede nel cinema, furono tuttavia altri i lungometraggi che portarono a Scola la gloria, giunta sotto forma di vari premi internazionali anche se mai raggiunse l’Oscar, sfiorandolo solamente in diverse occasioni: né “Una giornata particolare” (1978) né “I nuovi mostri” (1979) riuscirono a convincere la giuria americana ad assegnargli l’ambito riconoscimento, che sfuggì anche nel 1984 e nel 1988.

Nonostante questo, le sue opere rimangono scolpite nella cinematografia italiana e internazionale: “Una giornata particolare”, definito da più parti come «Il film perfetto del cinema italiano», fece incetta di premi, portandosi a casa un Golden Globe da oltreoceano e trionfando anche all’Accademia del cinema italiano, oltre a una nomination per la Palma d’oro a Cannes. Proprio a Cannes fu invece vincitore “Brutti, sporchi e cattivi” (1976), grazie anche alla magistrale e applauditissima interpretazione di Nino Manfredi.
Da non dimenticare infine, tra le numerosissime partecipazioni come sceneggiatore, la scrittura in collaborazione con il maestro Dino Risi per “Il Sorpasso”, opera massima di Risi nonché uno dei migliori prodotti del cinema italiano.
Con Scola scompare una generazione di registi, quella di Lizzani, di Monicelli, di chi ha saputo mostrare nelle sue opere cinematografiche la vera sostanza dell’Italia del dopoguerra, a noi purtroppo non resta che riassaporare con nostalgia il loro genio e la loro abilità.





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