• MW SUGGESTIONS •

MANCHESTER BY THE SEA: UN INDEFINITO MELODRAMMA D'AUTORE

Data pubblicazione : 10/03/2017     
Autore : Antonio Sarti



Complici i premi ottenuti dall’Academy, molte sale cinematografiche in queste settimane stanno riproponendo i film di maggior successo che non erano stati precedentemente messi in palinsesto: Manchester by the sea ricade proprio in questa casistica e ne abbiamo approfittato per proporvi un punto di vista che vi permetterà di presentarvi in sala già preparati oppure di confrontare le vostre opinioni una volta a casa.

Il film, vincitore di due premi Oscar in categorie tra le più prestigiose (miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale), va inquadrato in un’ottica molto particolare e altrettanto il giudizio complessivo su di esso: se ci si aspetta di vedere sullo schermo una storia lineare, ben costruita, che porti piacevolmente da un punto ad un altro, forse si uscirà dalla sala con un leggero sapore agrodolce. Manchester by the sea è un altro tipo di film, di quelli che una storia te la raccontano ma senza confini ben definiti, in uno sfumare continuo in tutte le direzioni che alla fine conduce al punto di partenza: lo smarrimento è forse la sensazione più comune, per chi è abituato ad altri generi cinematografici. La sceneggiatura parte da un punto fermo, Lee Chandler e la sua apatia cronica, causata da un terribile passato di cui tutti, tranne lo spettatore, sembrano essere a conoscenza; la sceneggiatura si chiude su Lee Chandler, ancora apatico ma forse in pace con se stesso, comunque non particolarmente sconvolto da tutto ciò che accade nel mezzo.

Nel suo buio passato, Lee ha mandato in frantumi la propria famiglia: quasi per contrappasso, egli si trova improvvisamente a essere nominato tutore e amministratore finanziario del giovane nipote dopo la scomparsa del fratello malato. Questo triste evento sarà l’inizio di un difficile e turbolento rapporto destinato a cambiare la vita di entrambi, ma forse non troppo. Infatti il continuo oscillare tra un cambiamento che sembra costantemente nell’aria e una snervante staticità del film non giova alla comprensione del tema di fondo, che fatica lungamente a emergere e ad andare oltre il semplice racconto dei fatti nemmeno troppo interessanti della coppia zio-nipote: volendo isolare una tematica alla base del tutto, è apprezzabile l’idea di non esaurire nel corso della narrazione le problematiche che si sviluppano, dando un forte tocco di realismo alla vicenda.

Tutto lo sviluppo gioca molto sul flashback, soprattutto nella parte centrale, portando avanti insieme il duplice piano narrativo del passato di Lee e del suo difficile tener testa al giovane Patrick; se dunque l’uso di questo stratagemma permette al film di scivolare via molto bene nelle sue oltre due ore, altrettanto non si può dire dell’apparato musicale, che accentua bene alcune scene ma diventa stucchevole in altre, rendendo molto più melodrammatico e a tratti farsesco un prodotto che tutto sommato sembrava volersela giocare anche in chiave ironica per alcuni aspetti, come i dialoghi tra i due protagonisti spesso testimoniano. Tra le note negative, la fotografia sa di già visto e anche le scene di mare non regalano alcun sub-significato degno di nota, se non per lo scopo di inquadrare meglio il racconto.

Nel complesso è un film che difficilmente lascerà indifferenti, ma sul quale anzi i giudizi divergeranno notevolmente: il nostro nel complesso è positivo, purché si accetti Manchester by the sea per quello che è, ovvero un prodotto cinematografico insolito e difficile da definire, ma che di certo si lascia guardare e apprezzare.







BOOK REVIEW: STORIE D'AMORELA 'PARIGI MODERNA' DI MANET A MILANO