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LA RECENSIONE DI "WONDER"

Data pubblicazione : 02/01/2018     
Autore : Antonio Sarti



In un periodo in cui abbondano panettoni (in tavola) e cinepanettoni (sullo schermo), tra un film di animazione e l’altro è difficile finire per imbattersi casualmente in Wonder, una pellicola a metà strada tra il romanzo di formazione e il film per tutta la famiglia.

Il regista Stephen Chbosky, già sceneggiatore del suo libro Noi siamo infinito (2012), porta sulla scena un nuovo film che ha come oggetto le varie problematiche che riguardano il difficile periodo adolescenziale. Wonder è tratto dall’omonimo libro di R. J. Palacio e ha come protagonista Auguste Pullman (Jacob Tremblay), detto Auggie. L’attore prodigio (già conosciuto grazie a Room), truccato e mascherato in maniera massiccia, interpreta le vesti di un bimbo di dieci anni affetto fin dalla nascita dalla “sindrome di Treacher Collins”, malattia molto rara che provoca deformazione facciale e difficoltà respiratorie e uditive, a causa delle quali è stato sottoposto a numerosi interventi chirurgici.

I genitori (Julia Roberts e Owen Wilson), consapevoli dell’aspetto del piccolo e della cattiveria inconsapevole dei bambini nei confronti di chi è diverso da ciò che loro ritengono come normale, hanno deciso di non inserirlo a scuola durante i suoi primi anni di vita e di provvedere personalmente alla sua educazione scolastica. Con l’arrivo della scuola media tuttavia giunge il momento di frequentare i corsi scolastici con i coetanei: per Auggie sarà l’inizio di una serie di disavventure che mostreranno i lati negativi del mondo della scuola: la presenza del fenomeno sempre più dilagante del bullismo, ma anche le differenze dovute alla condizione economica delle famiglie degli studenti; nonostante le difficoltà iniziali, il carattere tenace e propositivo del piccolo lo porterà a compiere passi da gigante nel suo processo di integrazione.

Secondari ma non meno importanti sono anche le storie dei diversi personaggi che ruotano attorno al piccolo di casa Pullman, dalla sorella che si trova a crescere con l’ingombrante presenza di un fratello che fagocita ogni attenzione agli amici di entrambi che raccontano tramite il loro punto di vista esterno la storia.

Il film si propone come una commedia carica di intenti commoventi, grazie alla sensibilizzazione sui temi della diversità, della malattia e del bullismo che porta in sé, misti alle classiche tematiche adolescenziali del non sentirsi accettati dagli amici e del crescere troppo velocemente. Il pathos viene anche portato alle estreme conseguenze e sostenuto dalla recitazione di due attori di primo piano come Julia Roberts e Owen Wilson, che attraverso i loro sguardi di genitori riescono a rendere le scene assolutamente cariche di emozione. Non mancano comunque momenti dove l'intreccio annovera situazioni definibili come cliché un po’ troppo desueti, così come la durata complessiva del film che forse poteva risparmiarsi alcuni passaggi che mentre contribuiscono alla coerenza del libro sembrano invece slegati sul grande schermo.

Nel complesso era sostanzialmente difficile fare male partendo da un prodotto così ben scritto e che sa toccare le corde giuste, ma è stato evitato il rischio reale di scadere nella banalità e rovinare il significato di fondo del film: non importa che faccia hai, ma solo chi sei.





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