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COLLATERAL BEAUTY, UN "CANTO DI NATALE" IN SALSA AMERICANA

Data pubblicazione : 13/01/2017     
Autore : Antonio Sarti



Chi non conosce il celebre Christmas Carol di Charles Dickens? Uno dei successi eterni della letteratura inglese più e più volte ripreso in chiave cinematografica sia per bambini che per adulti: Collateral Beauty poggia in maniera evidente su questo racconto, la sceneggiatura infatti rielabora con successo la storia dei tre spiriti che visitano Ebenezer Scrooge per indicargli la retta via e salvarlo da una vita schiva e moralmente miserabile.
Howard (Will Smith) è un pubblicitario di successo che dopo la traumatica morte della figlia ha perso ogni certezza nella vita e nel lavoro, trascorre le sue giornate chiuso nel proprio appartamento in silenzio e rifiuta per quanto gli è possibile ogni contatto umano. Il silenzio è una delle chiavi della sceneggiatura: Howard non parla ma scrive, esprime tutta la sua rabbia su fogli di carta che diventano lettere indirizzate a quelle che una volta erano le sue guide e che ora sono i colpevoli della morte della figlia, ovvero l’amore, la morte e il tempo.
Con Howard lavora un trio di amici che oltre a essere preoccupato per la sua salute mentale rischia di perdere l’occupazione a causa dell’evanescenza professionale dell’uomo: Whit, Claire e Simon intercettano grazie a un’investigatrice le lettere di Howard e decidono di inscenare un surreale incontro con i tre “spiriti”, interpretati da un trio di sgangherati attori teatrali: le conseguenze saranno imprevedibili e sorprendenti.
Sul secondo piano narrativo si instaurano le altrettanto complesse storie dei tre colleghi di Howard: Whit è un uomo di successo che tuttavia oltre ad aver perso il suo migliore amico ha visto sgretolarsi il proprio matrimonio e il rapporto con la figlia adolescente, che rifiuta di avere rapporti con lui. I problemi di Claire invece sono con il Tempo: quello che ha sacrificato per costruire la propria carriera facendo dei suoi colleghi la sua famiglia e rinunciando a una tutta sua, trovandosi alla soglia dei trentacinque anni a sfogliare cataloghi di donatori di seme. Simon invece ha una bella famiglia ma sta per morire: nessuno lo sa nonostante il tempo per lui sembra agli sgoccioli: toccherà di nuovo ai tre spiriti colloquiare con loro e provare a indicargli la strada migliore.
Nel complesso il risultato del film è soddisfacente, anche se l’insistere sull’elemento magico forzandone il ruolo forse toglie paradossalmente un po’ di magia a quella che poteva essere una bella storia di pura realtà anche senza far intuire un aspetto “angelico” che non era affatto necessario.
Il cast brillante e di grande livello garantisce già in partenza un buon risultato, con Will Smith sempre più a suo agio in ruoli tragico-drammatici e Edward Norton già abituato a ruoli di questo tipo; sul piano femminile ottima prova di Kate Winslet, mentre lascia qualche perplessità il personaggio intepretato da Keira Knightley che viene lanciato in primo piano e poi abbandonato a se stesso.
Non sarà probabilmente un film da Oscar ma vale il prezzo del biglietto, in attesa che si aprano le danze con le numerose pellicole in arrivo a fine mese.





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