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NINO MIGLIORI - IL TEMPO, LA LUCE, I SEGNI

Data pubblicazione : 23/10/2017     
Autore : Alice Civai


Il periodo compreso tra gli anni ’50 e gli anni ’70 è uno dei più complessi ed affascinati della nostra storia, caratterizzato da elementi alle volte contrastanti che si susseguono o si accavallano e che al contempo lo rendono unico: il grande vuoto lasciato dalla seconda guerra mondiale, la ripresa di tradizioni e linguaggi noti, le contestazioni, la vita che ricomincia, la grande forza e dignità delle persone comuni, il boom economico, le nuove sperimentazioni.

Abbiamo oggi una grande occasione: ripercorrere quel periodo guardandolo attraverso gli occhi di uno dei grandi maestri della fotografia europea del XX secolo, Nino Migliori. Il 16 ottobre la M77 Gallery ha inaugurato IL TEMPO, LA LUCE, I SEGNI: un’imperdibile mostra, aperta fino al 27 gennaio, che racconta trent’anni di lavoro di Migliori mettendo in luce il percorso di ricerca e sperimentazione compiuto dall’artista tra gli anni ’50 e gli anni ’70.

La fotografia di Nino Migliori è caratterizzata da molteplici invenzioni e sperimentazioni che lo hanno portato ad una costante evoluzione, alla quale si affianca sin dagli esordi una appassionata narrazione fatta di umana delicatezza.

Lo scatto più celebre del fotografo bolognese è “Il Tuffatore”: un ragazzo ritratto nell’istante in cui si lancia dal molo di Rimini, bloccato per sempre nel fotogramma del 1951, simbolo di quel periodo in cui l’Italia aveva perso tutto ma non la sua dignità e vitalità. Lo scatto si inserisce nella rappresentazione compiuta da Migliori dell’Italia anni ’50, la stagione realista del fotografo, rappresentata in mostra dalle serie “Gente dell’Emilia” e “Gente del Sud”: scatti profondi e significativi che ritraggono la dura rinascita italiana del dopoguerra.

Nel lungo arco della sua carriera, gli anni ’50 vedono inoltre un Nino Migliori dedito alla pura sperimentazione: è infatti in questo periodo che il fotografo crea le sue opere senza la mediazione della macchina fotografica. Nascono così i pirogrammi, immagini ottenute dall’accostamento di negativi a fonti di calore, e i clichés verres, opere vicine alla produzione grafica poiché prevedono l’incisone a mano del negativo fotografico. Sono queste opere irripetibili, in cui spicca l’unicità, la potenza e l’importanza del segno e del gesto dell’artista stesso, un tema assai caro alla storia dell’arte, soprattutto di quegli anni.

“Il tempo, la luce, i segni” presenta infine un ultimo gruppo di opere, dalla forte potenza espressiva e dall’enorme valore storico-culturale: stiamo parlando della serie “muri”, compiuta tra gli anni ’50 e i ’70, una delle opere più famose di Migliori. Con questo lavoro l’artista ha documentato i muri delle città italiane; la figura umana scompare ma ne rimangono, evidentissime, le sue tracce: gesti e frammenti di parole che bastano ad evocare storie, sentimenti, passioni, amore, rabbia e ironia.

La mostra “Il tempo, la luce, i segni” è qualcosa in più di un’esposizione, è la grande opportunità di fare la conoscenza di uno dei grandi maestri della fotografia, dell’arte, della cultura e della storia non solo italiana, ma europea.





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