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IL CAVALIERE ERRANTE

Data pubblicazione : 17/03/2017     
Autore : Bruna Meloni



Dopo il successo della mostra di Kandinskij a Palazzo Reale, Milano rende omaggio ancora una volta al grande artista russo, padre dell'astrattismo. Lo fa con una interessantissima mostra dal titolo “Il Cavaliere errante. In viaggio verso l'astrazione”.
Dicevamo “padre dell'astrattismo” anche se Kandinskij non fu mai soddisfatto del termine “pittura astratta”; lo trovava troppo stretto, riduttivo in confronto alle esperienze unificatrici dell'universo che sentiva essere le sue fonti importanti d'ispirazione. La liberazione dal mondo degli oggetti non significava per lui la negazione del mondo circostante. Nel 1931 l'artista parla espressamente di “questa facolta', totalmente nuova, di toccare la Natura sotto la sua stessa pelle, nella sua essenza reale, nel suo vero contenuto”. In seguito dimostrera' chiaramente che l'”arte astratta” non esclude un legame con la natura bensi, al contrario, questo legame e' più' intenso di quanto non lo sia stato precedentemente. La sua ispirazione non proviene da dettagli visibili della natura, ma “dalle sue più' diverse manifestazioni che si sommano nell'artista e conducono all'opera”.

L'inedita mostra “site- specific” a cura di Silvia Burini e Ada Masoero che ci guidera' in un viaggio immaginario nella Russia dell'artista fino a al 9 luglio, ci racconta il “periodo del genio” di Kandinsky che porta alla svolta completa verso l’astrazione.


Le 49 esposte opere provengono dai più' importanti musei russi come l'Hermitage di San Pietroburgo, la galleria Tret'jakov, il Museo di Belle Arti A.S. Puskin ed il Museo Panrusso di Mosca. Questi capolavori sono affiancati da altri oggetti quali icone, stampe popolari russe, giocattoli, tessuti e arredi, a significare il mondo da cui l'artista era circondato fin dall'infanzia e aiutare il visitatore a ricostruire il suo immaginario e comprendere quindi come prenda forma il suo linguaggio espressivo a partire dalle prime opere figurative per giungere poi alla liberazione della schiavitu' della materia.

In questa mostra – che ci porta alla scoperta delle origini dell’ispirazione di Vasilij Kandinskij - si parla di un duplice viaggio dell'artista russo : il primo reale che compi a Vologda e il secondo verso l'astrattismo.
Durante il soggiorno nel governatorato di Vologda, nell'estremo nord della Russia, Kandinskij rimase affascinato dai popoli dei Komi e degli Ziriani, dai loro canti popolari, ma soprattutto dal tripudio di colori degli abiti e dalle isbe dei contadini con stanze totalmente rivestite di decorazioni con colori sgargianti e affollate di stampe popolari (lubki).

Scrivera' l'artista: «Nelle loro isbe mi sono imbattuto per la prima volta in questo miracolo, che in seguito divenne uno degli elementi del mio lavoro. Qui ho imparato a non guardare al quadro generale dall’esterno, ma a ruotare intorno a esso, vivere in esso. Quando sono entrato nella stanza, la pittura mi ha circondato, e sono entrato in essa».

La mostra si svolge in quattro distinte sezioni: della prima Vologda: il viaggio “dentro il quadro” abbiamo gia' parlato.
Nella seconda Il cavaliere errante troviamo la produzione dell'artista legata alle fiabe ascoltate da bambino e agli eroi delle leggende russe, primo fra tutti San Giorgio, patrono di Mosca, che da cavallo trafigge il drago. Oltre al più' fiabesco dei dipinti di Kandinsky dedicato appunto a questo Santo, in questa sezione trovano posto una serie di bellissime incisioni ispirate alle fiabe.


Kandinskij era profondamento legato sia alla madre che a Mosca, sua citta natale. Nella terza sezione Mosca Madre scorrono i luoghi della sua vita; da Odessa a Monaco dal lago di Kochel a Murnau e Mosca dove rientra dalla Germania nel 1914.
La quarta sezione e' Musica dall'astrazione . Amante della musica - “la più' astratta delle arti”- Kandisky la prese a modello e, dimenticato il dato reale, ando' in cerca della “vibrazione interiore”che esso genera nello spirito umano affidandosi al colore e alla forma. Kandinskij era profondamento convinto dell'esistenza un’affinità elettiva tra la musica e i colori. Perché i colori, scrive lo stesso Vassilij, emettono suoni: “il gialloun suono paragonabile a quello di una tromba acuta, suonata sempre più forte, l’azzurro assomiglia a un flauto, il blu a un violoncello o, quando diventa molto scuro, al suono meraviglioso del contrabbasso; nella sua dimensione più scura e solenne ha il suono profondo di un organo, il rosso ricorda il suono delle fanfare con la tuba: forte, ostinato, assordante. E se l’arancione richiama le campane di una chiesa o il suono di una viola, il verde, colore della quiete, ha la sonorità del violino nel registro medio. Il bianco è silenzio, ma non il silenzio definitivo di morte del nero, bensì la pausa musicale, un istante di sospensione che precede un nuovo sviluppo della melodia”.
Troviamo qui un buon numero di capolavori non-oggettivi come il suo primo dipinto astratto “Quadro con cerchio” e “Tratto nero” finora mai visti in Europa.

La mostra e' corredata da due straordinarie installazioni multimediali per consentire al visitatore un'esperienza “immersiva” nel mondo del grande artista russo. 





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