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GIVE ME YESTERDAY

Data pubblicazione : 02/01/2017     
Autore : Alice Civai


I primi giorni di vita, i primi giocattoli e i primi passi, i momenti importanti, le grandi occasioni, la quotidianità, gli sguardi, i sorrisi, le gite di famiglia, le prime vacanze con gli amici, le persone, gli oggetti e i luoghi che ci sono cari: ognuno di noi possiede un album di famiglia o una scatola colma di scatti fatti sviluppare. Le fotografie assumono un valore speciale, raccontano chi siamo e da dove veniamo, testimonianze che documentano la nostra personalissima storia.

La mostra Give Me Yesterday, aperta fino al 12 marzo, inaugura l'Osservatorio, il nuovo spazio espositivo della Fondazione Prada in Galleria Vittorio Emanuele II, dedicato interamente alla fotografia. L'esposizione racconta lo sviluppo del diario fotografico come mezzo espressivo di una nuova generazione di autori che dai primi anni Duemila investigano il proprio universo privato attraverso l'obiettivo delle loro macchine, proprio nell'epoca dell'affermazione delle piattaforme digitali per la condivisione di immagini.

Gli artisti presentati sono quattordici per un totale di più di cinquanta lavori esposti, attraverso i quali il curatore Francesco Zanot ha voluto creare uno spaccato dell'uso della fotografia come diario personale di quest'ultimo quindicennio. L'esposizione si distende in tutti gli 800 metri quadrati dell'Osservatorio, dividendosi non solo fisicamente ma anche concettualmente su due livelli. Il primo gruppo di opere, sistemate al quinto piano della galleria, è testimonianza delle fondamenta del “nuovo diario fotografico”: gli artisti usano il mezzo come strumento di messa in scena della propria quotidianità e della loro vita intima e personale. Il risultato è una serie di immagini controllate che hanno come principali soggetti gli amici, le case, le famiglie e le madri degli autori. Il secondo gruppo di lavori, sistemati al piano superiore, raccontano invece dell'accentuazione dell'idea progettuale: la spontaneità della cronaca del quotidiano cede il posto ad una struttura più rigida e sistematica, un controllo estremo di chi osserva e di chi è osservato. Troviamo così dei lavori di indagine che si basano su metodi modulari e ripetitivi, progetti che durano decine di anni o poche ore, riflessioni sulla combinazione di realtà e manipolazione digitale oltre ad una vasta sezione dedicata all'autoritratto.

Le opere di Give Me Yesterday sono state volutamente disposte su un unico lato dell'Osservatorio, andando così a creare una sorta di “grande e ininterrotto murale” che lascia libere le ampie vetrate che regalano un'affascinante veduta sui tetti del cuore di Milano.





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