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GIULIO PAOLINI - FINE

Data pubblicazione : 09/01/2017     
Autore : Alice Civai



Ognuno di noi almeno una volta nella vita ha giudicato un'opera in base al criterio “lo metterei in casa mia?”. Frequentemente il concetto di “arte” viene connesso unicamente al concetto di “bello” e all'idea della decorazione. Non sarebbe invece più corretto considerare l'opera d'arte come forma viva, come mezzo per porre domande, questioni e ragionamenti? Nel corso degli anni Sessanta diversi artisti hanno voluto con le loro opere riportare l'arte all'atto mentale, contestando il mercato e forse rispondendo idealmente all'appello dello slogan del maggio 1968 “immaginazione al potere”. La potenza nell'affermare queste idee ha portato alla ribalta il movimento italiano dell'Arte Povera, presente in ogni libro di storia dell'arte.
 
Punto di riferimento internazionale per la corrente dell'Arte Povera fu la Galleria torinese Christian Stein, inaugurata nel 1966 dalla Signora Margherita von Stein. La galleria è ancora oggi attiva nelle sue due sedi milanesi e celebra i suoi cinquant'anni con una grande mostra dedicata a Giulio Paolini, uno dei maggiori esponenti dell'Arte Povera e dell'Arte Concettuale in Italia, aperta fino al 29 aprile 2017.


Negli estesi spazi della sede di Pero, Paolini colloca una serie di opere di grande formato che ripercorrono l'intero arco della sua carriera, dagli anni '70 ad oggi, proponendo al pubblico un intenso dialogo tra opere storiche selezionate e tre interventi inediti. In esse si può ravvisare un'antologia di tutti i temi cari all'autore: il confronto e il rimando agli artisti e alle forme del passato; il ragionamento sull'esposizione come momento fondante dell'opera; la ricerca su gli strumenti del pittore e sullo spazio della rappresentazione; la riflessione sul concetto di spazio, di vuoto e di assenza, nonché sul ruolo dell'artista stesso. 

 
Nella storica sala di Palazzo Cicogna, in corso Monforte, l'artista sceglie invece di presentare al pubblico un'unica grande installazione, intitolata “Fine”, realizzata appositamente per l'occasione, che dà nome alla mostra. In essa Paolini ripercorre l'intera sua esperienza, raccoglie tutti gli aspetti cardine della sua produzione artistica, mettendo in scena un simbolico “viaggio di ritorno”. Ci troviamo quindi di fronte ad una imbarcazione fatta di oggetti e opere, tutti provenienti dallo studio dell'artista, intrisa di riferimenti e di vissuto, che colpisce per la sua immediatezza: non è necessario comprenderla in ogni sua parte per percepire il valore emotivo ed ideologico, forse un po' malinconico, di cui è stata caricata.

“Prendere distanza da ciò che ci tocca, mettersi in viaggio senza muovere un passo. Guardare, vedere, dimenticare... Andata, ritorno, fine.”, con queste Parole Giulio Paolini ci invita alla sua scoperta, o riscoperta, in un viaggio in cui ripercorre sé stesso e che conduce a nuovi inizi, in uno spazio espositivo che richiama le sue origini.

Courtesy: Artista e Galleria Christian Stein, Milano
Photo Credits: Agostino Osio





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