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ELLIE DAVIES - NEBULAE

Data pubblicazione : 29/01/2018     
Autore : Alice Civai


La foresta copre da sempre un ruolo fondamentale nell’immaginario di ognuno di noi. La foresta è il luogo buio, pericoloso, in cui ci si perde, il luogo inquieto e inquietante in cui mettiamo a rischio la nostra incolumità. Eppure la foresta è da sempre sentita anche come luogo magico, vitale, potente, un luogo in cui riconnettere la propria esistenza con la natura più autentica e forte, portale di ingresso per nuovi mondi, percorso per ritrovare sé stessi. Questa atavica dualità rende tali luoghi magnetici sin dall’antichità, eleggendoli a forti simboli della cultura popolare.

La fotografa Ellie Davies (Londra, 1976) da anni ambienta i suoi lavori nella foresta inglese spiegando la sua scelta con queste parole: “Le foreste britanniche sono state plasmate dal processo di intervento umano per migliaia di anni. Sono un simbolo potente nella cultura popolare, nelle favole e nei miti, luoghi di incanto e magia così come di pericolo e mistero. Nella storia più recente sono state associate agli stati psicologici relativi all’inconscio”.

Gli scatti di Ellie Davies si possono oggi scoprire e ammirare grazie alla mostra NEBULAE, la prima personale italiana dell’artista, allestita nelle sale della galleria Patricia Armocida (via Argelati 24) fino al 15 aprile. La mostra presenta una selezione di quattordici fotografie a colori appartenenti a tre diverse serie che riassumono alla perfezione sia l’operare di Davies sia i suoi intenti: Between the Trees (2014), Stars (2014-2015) e Smoke and Mirrors (2010).

Ellie Davies ottiene i suoi scatti dopo appostamenti lunghi ore nella foresta che la portano inizialmente ad uno stato disorientante che una volta superato si traduce in percezione più sottile dell’universo attorno a sé. L’artista lavora dunque per trasmettere sé stessa e le sensazioni da lei provate in quei luoghi agli osservatori, come se anche loro si trovassero tra le fronde del bosco e non in una stanza in città. Davies persegue il suo obiettivo arricchendo l’ambiente naturale di elementi estranei ma ad esso affini, come nubi artificiali (Between the Trees) o immagini catturate dal Telescopio Hubble della NASA (Stars).

Tensione e quiete, perfetta immobilità dei soggetti naturali e netta sensazione del compiersi imminente di un evento danno allo spettatore la percezione di trovarsi in un’atmosfera sospesa, di essere in equilibrio precario, di stare osservando non un elemento finito bensì una sorta di “scena” in cui qualcosa sta per accadere, un principio e non una fine.
Questa netta sensazione di attesa apre le porte alla soggettività di ogni osservatore: chiunque si trovi davanti agli scatti di Davies proverà sensazioni diverse e darà dunque diverse interpretazioni alle opere; la percezione di tensione e di non-compiuto è perciò comune ma in che modo l’opera e l’evento termineranno, cosa succederà in queste scene, è un elemento squisitamente personale e soggettivo, che varia da spettatore a spettatore, rendendo irresistibile, magnetica e unica l’opera della fotografa.

Nebulae è un’esperienza immersiva, avvolgente, onirica che ci catapulta in un universo altro non appena varchiamo la soglia della galleria, vivamente consigliata a chiunque si trovi a Milano.





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