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"AMBIENTI" DI LUCE

Data pubblicazione : 20/09/2017     
Autore : Bruna Meloni



Lucio Fontana
, affascinato da sempre dal cosmo e attento ai nuovi orizzonti prospettati dalle scoperte scientifiche della sua epoca, porta avanti, per quasi vent'anni, lo studio e la produzione degli “Ambienti spaziali”, stanze, labirinti o corridoi quasi sempre distrutti al termine della loro esposizione. Per estendere i confini dell'arte ha utilizzato i materiali più' diversi ed innovativi; non solo ceramica, gesso, vernice e cemento ma anche neon, gomma, tessuti, la luce di Wood e la pittura fluorescente.

Ma gli “ambienti”, frutto di un nuovo medium che non e' ne' pittura ne' scultura, non furono subito capiti e furono anzi accolti freddamente dalla cerchia artistica; solo alcuni architetti, Gio' Ponti in testa, apprezzarono questa nuova forma d'arte. Nonostante il flop del primo “ambiente” presentato a Milano alla Galleria del Naviglio, Fontana non desiste finche' in America, alla fine degli anni '50, scoppia la moda dell'arte ambientale, capitanata da Karpov che teorizza su cosa significhi facendola risalire all'opera di Pollock in formato tridimensionale.
Questa forzatura di modi e tecniche alternative inizia ad essere compresa tant'e' che, nel 1964, Eco e Gregotti invitano Fontana a progettare un “ambiente” per la XIII Triennale di Milano.


L'Hangar Bicocca, con questa mostra che apre oggi, mette ancor più' in evidenza la forza dirompente e precorritrice dell'artista argentino rivolta al superamento della seconda e terza dimensione. Lo fa con una esposizione, voluta fortemente e curata da Vicente Todoli, direttore artistico dell'Hangar, con la storica dell'arte Marina Pugliese e la restauratrice Barbara Ferriani.

Lavoro estremamente impegnativo che ha richiesto molti anni di ricerche. Esattamente quattro anni impiegati dalla Pugliese per la sua tesi di Dottorato sugli “ambienti “di Lucio Fontana ed altri tre insieme alla Ferriani per mettere in piedi questa mostra davvero spettacolare.

La mostra si snoda come un dialogo con due installazioni aperte all'inizio e alla fine e nove “monologhi” all'interno di stanze “con caratteristica industriale, semplice e cruda” come dice Todoli. Le due installazioni aperte sono Struttura al neon per la IX Triennale di Milano del 1951 e Fonti di Energia, soffitto di neon per “Italia 61” a Torino. “Mostra effimera, direi quasi irripetibile” dice ancora Todoli.

Poiche' per Fontana i materiali alternativi sono una caratteristica peculiare della sua arte, e' stata indispensabile la ricerca delle stesse sostanze e – assicurano i curatori – ci sono andati molto vicini. Attraverso lo studio di bolle di consegna, fatture, preventivi, lettere agli assicuratori, piante originali e fotografie che hanno dato grandissimi indizi i curatori sono riusciti non solo a rispettare le misure originali delle opere ma anche i colori ed i materiali facendo spesso ricorso, come nel caso del neon, agli stessi fornitori dell'artista.
Il risultato e' una mostra straordinaria che offre un'occasione unica per attraversare la ricerca ambientale di Fontana e poter ammirare – insieme agli altri - cinque “ ambienti spaziali” che vengono presentati al pubblico per la prima volta dalla scomparsa dell'artista.

Lucio Fontana
Ambienti/Environments
dal 21 settembre 2017 al 25 febbraio 2018 all'Hangar Bicocca, Milano





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