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Carenza di vitamina D

Data pubblicazione : 12/10/2017     
Autore : Elvira Pistolesi



L’importanza della vitamina D è riconosciuta da anni. Essa favorisce l’assorbimento a livello intestinale di Calcio e Fosfato ed il riassorbimento renale di Calcio così da contribuire a mantenere livelli ematici adeguati per la mineralizzazione dell’osso e il trofismo muscolare.

In natura la vitamina D è presente in due forme: la vitamina D2 ( ergocalciferolo) di provenienza vegetale e la vitamina D3 ( colecalciferolo) di origine animale (sintetizzata dall’organismo a partire dal colesterolo).

Nell’uomo, la sintesi di vit. D avviene per l’80% a livello cutaneo durante l’esposizione alle radiazioni solari ultraviolette B (sintesi solamente della Vitamina D3); il 20% è assicurato dall’assunzione alimentare, che è quindi insufficiente a coprire, da sola, il fabbisogno. Inoltre, sono pochi gli alimenti che la contengono: la vit. D3 si trova nei pesci grassi (es. salmone, anguilla, sgombero), nelle uova, nelle carni rosse; la vit. D2 nei funghi e nelle verdure verdi. Sia la vit. D3, che la vit. D2 sono inattive.

La vit. D sia di origine cutanea che alimentare, essendo lipofila, dal sangue si deposita principalmente nel tessuto adiposo; solo una quota raggiunge il fegato dove subisce una prima idrossilazione in 25(OH) vit. D (calcifediolo). Tale forma ha una modesta attività, ed è necessaria una sua seconda idrossilazione a livello renale che la converta in 1,25(OH)2 vit. D (calcitriolo) che è la forma biologicamente attiva. Per la valutazione dello status vitaminico, però, si utilizza la determinazione nel siero della 25(OH) vit. D, essendo questa più stabile e più facilmente rilevabile nel sangue rispetto al calcitriolo (forma attiva). Si parla di ipovitaminosi D per livelli serici di 25(OH) vit. D inferiori a 30ng/ml.

In Italia, la prevalenza di ipovitaminosi D è elevata, soprattutto nella popolazione anziana e nei mesi invernali. Le donne italiane di età superiore ai 70 anni hanno, alla fine dei mesi invernali, valori ematici di 25(OH) vit. D inferiori ai 10ng/ml (gravemente insufficienti). Anche nei giovani con scarsa esposizione solare si riscontra un’alta frequenza di ipovitaminosi D, così come nelle donne in gravidanza e nei bambini nella prima infanzia.
Alla base c’è una ridotta sintesi cutanea (ridotta esposizione solare, utilizzo di filtri solari, inquinamento ambientale, aumentata pigmentazione cutanea, età avanzata), una ridotta biodisponibilità (malassorbimento intestinale che riduce l’assorbimento del colesterolo precursore della Vit. D3), farmaci, insufficienza epatica, renale.

Evidenze scientifiche documentano, non solo l’importanza della Vit. D nel prevenire l’osteoporosi, le fratture ed il danno muscolare, ma anche un suo effetto favorevole nella mortalità. Sembra che la vit. D regoli positivamente, anche, la risposta immunitaria, abbia un effetto anti-infiammatorio, anti-ossidante, protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari e contro il cancro. Alcune ricerche suggeriscono un effetto neurotrofico del calcitriolo ed evidenziano un’associazione del deficit di vit. D con depressione, disturbi cognitivi (Alzheimer, Parkinson) e sclerosi multipla. L’ipovitaminosi D è associata, inoltre, a obesità e sindrome metabolica inibendo, il calcitriolo, la adipogenesi.

E’ consigliabile, comunque, procedere ad un dosaggio della 25(OH) vit., soprattutto nella popolazione a rischio. Ricorrere ad una supplementazione in caso di ipovitaminosi è sicuramente vantaggioso per ridurre le fratture e la mortalità e migliorare la perfomance muscolare.
La forma più utilizzata per la supplementazione è la vit. D3 (colecalciferolo) somministrata per via orale.
Il calcifediolo (25(OH) vit. D), farmaco 2-3 volte più potente della vit. D3 è di prima scelta, invece, nel caso di malassorbimento intestinale e di insufficienza epatica e nei soggetti obesi (in quanto non necessita dell’idrossilazione epatica e non viene sequestrato nel tessuto adiposo).

Dott.ssa Elvira Danila Pistolesi (www.elvirapistolesi.it)





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