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La magia delle sfilate su misura di influencer fotopatici: come cambia il mondo delle passerelle

Il mondo delle sfilate sta cambiando, i buyer preferiscono stare a casa e le passerelle si trasformano in fashion show mediatici

Wow !!! E’ sicuramente l’espressione più ricorrente che mi è venuta in mente durante questa fashion week. Non sono abituato a questa esperienza surreale, è la prima volta che la seguo da vicino, ma devo ammettere che è veramente qualcosa di speciale.

Milano è diversa, in questi giorni è proprio bella, anzi bellissima, ti toglie il fiato perché ha messo l’abito della festa e si presenta finalmente come una vera e propria capitale internazionale. Tutto è studiato nel minimo dettaglio, anche il traffico. Si, va in tilt proprio nel momento in cui parte una sfilata. Ma è giusto così, perché la città in quell’istante si deve fermare per vedere il grande show della moda che prende vita.

La passerella a quel punto diventa la strada, dove orde di fotografi rischiano la vita per catturare un’immagine di chiunque sia vestito con un suo stile. Allora ti capita di vedere le due gemelle asiatiche con i capelli a caschetto fucsia che sono talmente coordinate nei loro movimenti che pensi addirittura possano essere dei robot. Nella loro “via crucis” da boutique a boutique si fanno agghindare, come gli alberi di Natale, di prodotti per essere poi date in pasto ai flash dei fotografi. Quello che conta non è come sei vestito, l’importante è avere un proprio stile. Diventa “stiloso” anche “Sampei”, un signore vestito con pantalocini corti, camicetta stretta stretta e cappello in paglia gigante che ricorda proprio quel cartone animato giapponese del ragazzo appassionato di pesca.

La gente comune che passeggia nel quadrilatero è po’ confusa di tutto questo, e nel dubbio scatta una foto, concedendo un quarto d’ora di celebrità, anche a un ragazzo di colore che invece non è lì per lo struscio, ma per chiedere la carità. La sua maglietta floreale, il marsupio “cinesata” con logo per ipovedenti di uno dei top brand della moda messo a tracolla, l’orologio in plasticone di dimensioni abnormi finto oro, la ciabatta da piscina e la camminata trascinata catturano l’attenzione e lo trasformano per un giorno in uno dei più famosi rapper mondiali giunto a Milano per le sfilate.

 

Ma parliamo delle sfilate…

Andare alle sfilate è un lavoro! Se sei uno del giro non c’è problema, ma se sei un neofita come me, per andarci ti devi accreditare attraverso gli uffici stampa. Non è per niente facile, perché hanno in qualche caso la puzzetta sotto il naso e se la tirano un po’. Facendo capire che devi scrivere di moda allora, in qualche modo, ce la fai e iniziano ad arrivare i primi sospirati accrediti.

Mi ritrovo così per magia seduto a bordo passerella alla sfilata di Luisa Spagnoli, che nella splendida sala delle Cariatidi celebra i suoi 90 anni. Quando escono le prime modelle, si inizia a capire cosa vuol dire l’alta moda. Si percepisce immediatamente lo sforzo creativo che c’è dietro ad ogni capo, l’arte e la maestria sartoriale e il progetto di posizionamento del brand. Ogni vestito è una storia e la Spagnoli la sa raccontare veramente bene.

Quando sfilano alcuni abiti le donne presenti in sala iniziano a vivere un sogno e glielo si legge sul volto. Si arriva al punto che addirittura parte un applauso spontaneo che è fatto non per piaggeria, ma arriva dal cuore. Questo è il sapore antico delle sfilate che però in altri casi non vedo.

Quello che si denota da altre parti è che è in atto un cambiamento profondo. La centralità non è più la collezione ma il brand. La sfilata non esiste più, quello che prende vita invece è uno show vero e proprio. Il concetto è sempre quello di sorprendere e far sognare, ma si tenta di farlo in un modo diverso.

Moncler lo ha fatto con qualcosa di unico nel suo genere. Ha creato un percorso museale fatto di filmati multimediali senza esporre materialmente nessuno capo della sua collezione. Il suo mondo lo racconta attraverso dei video incredibili ambientati in un susseguirsi di sale. La gente assiste così a uno spettacolo e vive il mood dell’azienda in un nuovo modo.

…ma che fine hanno fatto i buyer?

Il cambiamento nell’alta moda c’è e si vede dal fatto che sempre meno sono i buyer presenti alle sfilate. Il cambio di rotta è, a mio avviso, essenzialmente dovuto al processo di digitalizzazione che ormai è in atto da qualche anno a questa parte.

Un buyer della moda una volta doveva essere incantato e coccolato. Aveva bisogno di vedere e toccare con mano il prodotto perché, grazie alla sua esperienza, poteva così prevedere il successo commerciale di una collezione. Ora tutto questo non accade più o perlomeno accade sempre meno. Un buyer della moda ormai preferisce stare comodamente a casa sua. Da lì può vedere in streaming qualsiasi sfilata, trovare in email tutte le foto, avere qualsiasi informazione tecnica relativa ai prodotti, ma soprattutto può monitorare con attenzione qual è stato l’effetto mediatico che la sfilata ha saputo generare.

Nell’era dei social network quello che veramente conta è la viralità mediatica del fashion show. Questo è il motivo per cui tutto sta cambiando. Re Giorgio, che la sa lunga, è arrivato al punto di prendere un hangar dell’aeroporto per far sbarcare una super star come Robbie Williams per un concerto. Pazzesco!!

 

Gli influencer influenzati?

Il successo di un brand della moda ormai si misura nei social network e il termometro è dato dai famigerati influencer. Più ne parlano meglio è. E’ importante così conoscerli e coinvolgerli il più possibile. Ahimè, essendo alla mia prima nel campo della moda, oltre alla Ferragni che la conoscono anche i sassi, sugli altri devo ammettere la mia ignoranza. Nel mio pellegrinaggio da sfilata a sfilata mi sono imbattuto anche in personaggi che però non saprei bene ancora come definire. La domanda ricorrente che mi facevano era sempre la solita: “ohh, ma quanti ne hai?…, hai capito? Quanti follower hai?”. Quella è la cosa importante per un influencer: più follower ha, più esiste e quindi conta.

Chissenefrega del contenuto!!! Ovvero i contenuti espressi dagli influencer, il più delle volte, non nascono da un loro pensiero o da una loro effettiva visione del mondo, ma da una pura analisi statistica sulle performance dei loro post. Se un selfie in posa con un’espressione da “model face”: occhi socchiusi e bocca a culo di gallina, riscuote successo allora è assicurato che l’influencer riproporrà il medesimo stile in un altro milione di foto. Quello che mi è difficile capire al momento è se effettivamente sia più influente l’influncer sul suo follower o sia invece il follower a influenzare l’influencer. E’ un dilemma che credo mi rimarrà per molto tempo ancora.

 

In conclusione

L’unica conclusione che al momento mi viene da dire è ancora: wow!!! L’alta moda è frullatore, ci trovi dentro di tutto. E’ l’espressione più alta della creatività moderna. Un tornado che si sposta da città in città: New York, Milano, Parigi…che assorbe idee, intuizioni e confeziona sogni da far vivere alla gente. E’ pura magia per tutti: per quelli che poi potranno permettersela veramente e anche per la gente comune che, ispirandosi ad un abito da passerella, troveranno poi il loro stile nei prodotti di un grande magazzino.

LS

Redazione Montenapoleoneweb

Montenapoleone Web è un progetto editoriale digitale che ha l’obiettivo di diventare un punto di riferimento autorevole nel campo del fashion, del design e del life-style. E’ la voce ufficiale di quello che accade nel quadrilatero della moda più famoso al mondo e in generale in tutta Milano. Infine è anche un luogo di interazione per chi è appassionato dei nuovi trend e vuole confrontarsi con i protagonisti di questo settore.

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