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Cinque Terre: sulle tracce di Montale

Data pubblicazione : 06/07/2017     
Autore : Franca D.Scotti


Certo la Liguria delle Cinque Terre non ha bisogno  di presentazioni. Patrimonio Unesco, famosa in tutto il mondo , è un paradiso pittoresco che attira migliaia di visitatori ogni anno.
Ma bisogna anche ammettere che la presenza di Eugenio Montale la arricchisce di un fascino sottile e intenso, come se ogni ciottolo, ogni cespuglio di erbaspada, ogni albero di limoni fosse nobilitato dai suoi versi.

Versi indimenticabili, che fin dalla prima raccolta, “Ossi di seppia”, evocano i paesaggi liguri dove il poeta trascorse tante estati della  infanzia e della giovinezza.

E’ nato così un Parco Letterario che organizza recital, incontri  e passeggiate a cura di Cristina Currarini, letterata e Carlo Torricelli, guida escursionistica e naturalistica.
Si parte dalla stazione ferroviaria di Monterosso al Mare per svolgere una passeggiata poetica naturalistica nei  luoghi dell'infanzia montaliana come la Spiaggia del Gigante, il Purtigùn all'ombra dei pini d'Aleppo e i sentieri verso Punta del Mesco.
Il recital suggestivo  mette insieme i versi del grande poeta, la musica ed il canto, poichè Montale aveva una grande passione per la musica, tanto da sognare, per i primi anni della sua vita, di diventare baritono.
Si scopre così che questo borgo delle Cinque Terre rappresentò per il poeta, per la durata di circa venti anni, un’inesauribile fonte di ispirazione.

Monterosso si estende orizzontalmente lungo la costa, su un territorio meno scabro e arroccato degli altri quattro borghi e quindi di più facile accesso.
Ma ai tempi del poeta, da quando nel 1905 i Montale fecero costruire due ville attigue, era ancora un antico villaggio di pescatori e contadini.
Oggi la Villa  Montale,  la  “pagoda  giallognola”, appartiene ad  altri  proprietari, ma si riconosce  facilmente per  due caratteristiche palme: è sul litorale di Fegina (uno dei  due  borghi  che  costituiscono  Monterosso), zona ai tempi quasi disabitata.
Anche allora però si notava la colossale statua  in ferro e cemento chiamata “il Gigante”, alta 14 metri, costruita nel 1910 per sorreggere  “l’immensa  ostrica  del  terrazzo”  della villa retrostante, distrutta nei primi anni Cinquanta, di un emigrato ligure arricchitosi in Argentina, su cui Montale ironizza nelle sue poesie.
Forse proprio qui era situata  la celeberrima “Casa dei doganieri” protagonista della famosa poesia “Tu non ricordi la casa dei doganieri sul rialzo a strapiombo sulla scogliera……”
Da qui parte anche il sentiero che porta alla Punta  del  Mesco verso Levanto, un altro luogo  celebrato  da Montale  ne Le occasioni.
Passeggiata faticosa attraverso una mulattiera e un tratto di ripida scalinata per arrivare a dominare un panorama  impagabile fino al promontorio di Portofino.

La vegetazione è quella montaliana per eccellenza: cespugli, limoni, girasoli, querce, ulivi.
A Monterosso vecchio invece, c’è il Convento dei Cappuccini, anche questo in alto e con vista panoramica, che si raggiunge attraversando  la Galleria della vecchia ferrovia oppure  percorrendo  il sentiero ai piedi della torre Aurora, una delle tredici torri che nel  lungomare di Monterosso chiudevano il paese dal XV secolo.

Ma la passeggiata montaliana non si esaurisce qui.
Gli echi letterari  ci invitano a sperimentare tutti gli altri scorci delle Cinque  Terre: Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore.
Si scoprono facilmente con l’ottima Cinque  Terre card che per un giorno, a prezzo forfettario, permette di prendere liberamente il treno locale che fa tutte le fermate e percorrere tutti i sentieri a mezza costa che legano i paesi,  attraversando vigneti di Sciacchetrà e santuari in alto sul mare. 







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