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Angkor Wat: misteri nella giungla

Data pubblicazione : 31/01/2017     
Autore : Franca D. Scotti


Imponente con le sue enormi torri, solenne, ricchissimo nei decori, Angkor Wat, in Cambogia, offre anche un eccezionale contesto naturale in cui è collocato.
Vegetazione lussureggiante e gli enormi baray o bacini d’acqua in cui si specchiano le solenni sagome ogivali di pietra grigia o nera.
Uno spettacolo mozzafiato che rende unico questo gioiello archeologico, grande 400 chilometri quadrati e scoperto solo nel 1860 dall’esploratore francese Henri Mouhot.

Angkor Wat in realtà è una città tempio: chiamarlo tempio sarebbe molto riduttivo, se pensiamo che nell'età d'oro, verso il 1150, era una comunità abitata da centinaia di monaci e migliaia di civili e inservienti, ricca di statue d'oro e d'argento e pietre preziose.

Legato alla religione induista, mentre l'altro gioiello, Angkor Thom, sarà ispirato al buddismo, Angkor Wat non finisce di stupire: enormi torri, forme compatte ed essenziali che simboleggiano il Monte Meru sede degli dei, ricchissimi decori architettonici ed eleganti bassorilievi.
E poi la natura, aggrovigliata e tentacolare.
Le radici lunghissime e gonfie spezzano le pietre e i soffitti, le foglie gigantesche coprono i bassorilievi, creando un incantevole effetto di luce/ombra che accompagna tutti i percorsi tra i templi e, su tutto, sui mattoni dissestati e piegati, dominano silenziosi e altissimi i tronchi di questi giganti della foresta tropicale.
Come animali mostruosi, incombono sulle pietre cadute, sulle figure istoriate danzanti o adoranti nella luce nitida.
In qualche caso, anche nel restauro, si è deciso di lasciare libera la natura perché eliminare la vegetazione rischiava di far crollare tutto e per far capire l'effetto dello sguardo originario posato su Angkor dagli occidentali, quando lo scoprirono la prima volta.

L'esempio più famoso è il Ta Phrom, un tempio orizzontale fotografatissimo, purtroppo, da decine di turisti, che si accalcano tra le rovine, ma affascinante, perché letteralmente avviluppato in un intrico verde.
Se è possibile, con più giorni a disposizione, è meglio visitare, con l'assistenza di una buona guida, anche i templi meno conosciuti e lontani, come il Pre Rup, il Prasat Kravan, il Thomannon, il Neak Pean, che, oltre all’intrico vegetale, conservano anche il fascino del silenzio e della solitudine.
In questa atmosfera silenziosa e solitaria, nel sottile gioco di luci e ombre del fogliame, si rimane incantati davanti ai frontoni con le scene del Ramayana, i Naga, serpenti a sette teste, gli enormi Garuda, i fiori di loto, i grandi parasole, le finestre a colonne ritorte a canna di bambù, la lunga sequenza di corridori e celle per i monaci dalle volte strette, in cui il fedele deve abbassare il capo, le lunghissime, ripide scalinate che portano in cima alle terrazze da cui si domina il fitto manto verde.

Figure ieratiche e sorridenti, sinuose ed eleganti ci parlano della raffinatissima civiltà Khmer. In altri bassorilievi dominano invece scene di vita quotidiana di grande realismo, pesca, caccia, lavori nei campi, battaglie con carri, armi ed elefanti, popoli contrapposti, supplizi e animali di ogni genere.
Nel piccolo gioiello di Banteay Srei, isolato a circa 20 chilometri dal sito principale, ci sono i bassorilievi più belli di Angkor, incisi su un'arenaria rossa in forma di ghirlande floreali o chiavi di violino o mostri leggendari o splendide silhouettes femminili.
Ad Angkor Thom non si può perdere la salita fino alla seconda terrazza del Bayon, il tempio più famoso, dove si è circondati da ogni lato dalle famose facce del Buddha che coprono tutte i lati delle 54 torri angolari e della cella centrale.
Il loro sorriso enigmatico che ci segue dovunque, di prospetto o di profilo, il taglio allungato degli occhi e della bocca, le labbra serrate, l'immagine di serenità ultraterrena della compassione e della meditazione, sono forse il simbolo più significativo del mistero di Angkor.
Info: in Italia non c’è l’ambasciata cambogiana. Il visto necessario per entrare si ottiene nell’aeroporto di arrivo. Tra i TO che propongono viaggi organizzati, ottimo e specializzato Asiatica Travel.

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