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L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ITALIA

Data pubblicazione : 27/06/2016     
Autore : Antonio Sarti


Quando tutti ti ridono in faccia, ti snobbano, ti mettono in un angolo come se non valessi nulla, beh… poi finisce che ti arrabbi. Questa è la sintesi dell’Europeo della nazionale italiana fino a oggi: la storia di una squadra in cui non credeva nessuno, partita azzoppata da numerose assenze e con una scorta di talento tra le più basse degli ultimi quarant’anni. Eppure quest’Italia vince, convince e con una impressionante leggerezza domina una delle partite più difficili degli ultimi anni.
Quello che in pochi avevano messo in conto è lo straordinario allenatore che siede sulla panchina azzurra e che dal mese prossimo siederà su una altrettanto azzurra ma inglese, quella del Chelsea: Antonio Conte, grinta e determinazione, è la fotografia più bella di un’Italia costruita a sua immagine e somiglianza, una squadra che sicuramente non è tra le più forti del torneo ma che mette in campo una “garra” impensabile e che ci riporta indietro nel tempo, a quell’Italia tutta “catenaccio e contropiede” che la storia del calcio racconta nei suoi archivi polverosi.
La partita con la Spagna, dopo un girone eliminatorio sorprendente, è forse la conferma più attesa di quanto detto finora: risultato mai in discussione, sicurezza e padronanza del campo e campioni d’Europa in carica rispediti a Madrid con francobollo a carico del destinatario. Come hanno detto diversi giocatori dopo la partita, “ora viene il bello”: il bello si chiama innanzitutto Germania, i campioni del mondo, la nemica di tante battaglie, quasi sempre vincenti per i colori azzurri, ma questa volta non sarà per nulla facile ribaltare un pronostico che pare già scritto. Comunque vada, resta la consapevolezza che l’Italia c’è, è viva e quando sarà il momento (ci auguriamo Lunedì 11 Luglio) tornerà a casa con la
certezza di aver fatto il massimo delle sue possibilità e senza rimpianti alle spalle. Appuntamento sabato sera alle 21, per provare a fare (di nuovo) la storia e colorare d’azzurro la notte di Bordeaux.





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