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SAN BIAGIO E IL PANETTONE

Data pubblicazione : 18/01/2017     
Autore : Bruna Meloni


Si racconta che Biagio – medico armeno vissuto nel III secolo d.c. - compì un miracolo quando una madre disperata gli portò il figlio morente per una lisca conficcata in gola. Diede al ragazzo una grossa mollica di pane che, una volta ingoiata, rimosse la lisca salvandolo. Ecco perche' San Biagio e' considerato il protettore del naso e della gola. ( A Milano si dice che “ San Bias el benediss la gola e el nas”).

Fin qui tutto bene...ma come nasce la tradizione di mangiare il panettone nel giorno della sua ricorrenza?
Ci viene in aiuto una leggenda contadina: una donna prima di Natale portò a un frate un panettone,affinche' lo benedicesse. Desiderio–questo il nome del frate – era in quel momento molto impegnato; le disse di lasciarglielo e passare nei giorni successivi a riprenderlo.
La donna se ne dimenticò e frate Desiderio, essendo molto goloso, dopo averlo benedetto iniziò a mangiarlo finché si accorse di averlo finito. Quando la donna, proprio il 3 di febbraio, si presento' per chiedere indietro il suo panettone, il frate, vergognandosi molto inizio' a scusarsi e stava per consegnarle l'involucro vuoto quando si accorse che invece dentro la carta c'era un dolce più' grande di quello originale.
Visto il giorno, il miracolo fu attribuito a San Biagio e cosi' inizio' la consuetudine di mangiare il panettone il 3 febbraio per proteggersi dai mali della gola.

Ma ce la sentiamo ancora di mangiare un dolce cosi' buono ma cosi' pieno di grassi proprio ora che stiamo riprendendo la linea dopo le feste?
Ci viene in aiuto il pasticciere Claudio Gatti, maestro di lievitazione, con le sue “focacce”.
La focaccia è la sua specialità di punta e il prodotto che l'ha reso noto in tutta Europa. Si tratta di un dolce a pasta lievitata, simile all' impasto del panettone : per il processo a lievitazione naturale e la complessità del procedimento di realizzazione, richiede circa 36 ore di lavorazione. È un dolce unico, simile al panettone di Natale e alla colomba di Pasqua nella forma, nella lievitazione e negli ingredienti, ma con una percentuale assai inferiore di grassi. Per questo motivo porta il nome di “focaccia” e non di panettone.
Questa leccornia è arricchita da frutta a pezzettoni, lavorata e tagliata in casa. A cottura avvenuta e dopo il raffreddamento, si aggiunge una spruzzata di sciroppo, scelto secondo la varietà di Focaccia. Poiche' i gusti sono davvero tanti, vi indichiamo i nostri preferiti. Si spazia da quella ai “grani antichi” a quella “pesche, albicocche e ananas” a quella “agli agrumi di Sicilia” per arrivare poi a quelle ancora più' golose “alla birra etrusca” o “esotica al te verde”.
Poiche' il nostro pasticciere e' di Tabiano, piccolo paese sulle colline emiliane vicino Parma nella zona chiamata “terre Verdiane”, ha deciso di dare ai suoi dolci nomi legati alle opere del grande Maestro: ecco quindi le focacce Aida, Nabucco, Rigoletto, Traviata e Trovatore. Tutte da provare.





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