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Nessuno tocchi Caino!

Data pubblicazione : 09/04/2014     
Autore : Bruna Meloni


Questa storia ha inizio nel 1971 quando Angela e Carisio, detto Caino, aprirono una rivendita di vino dove si potevano assaggiare salumi, formaggi e alcune preparazioni fredde a Montemerano, borgo medioevale a due passi dalle Terme di Saturnia.

Prosegue nel 1977 quando Valeria Piccini, appena diplomata, incontra il loro figlio Maurizio e lʼanno successivo entra nella cucina della suocera.Tutto rimane invariato fino alla nascita di Andrea che ha preso un poʼ dalla mamma e un poʼ dal papaʼ: creativo ai fornelli come Valeria e sommelier esperto come Maurizio. Per la cronaca, ora Andrea eʼ chef in Colorado.
La vecchia trattoria si trasforma cosiʼ in uno dei ristoranti simbolo dellʼeccellenza italiana: Il Caino di Montemerano. Maurizio Menichetti patron di sala e sommelier e Valeria in cucina con tutta la sua equipe. Insieme hanno guadagnato due stelle che mantengono da ben 14 anni.
Eʼ Valeria a raccontarci la sua storia ed il cammino che lʼha portata a trasformare i piatti della suocera. La sua cucina - ci spiega - eʼ strettamente legata alla tradizione ed al territorio ma rivisitata con fantasia e sensibilitaʼ. “La cucina maremmana eʼ pesante, una cucina nata per saziare mentre oggi si va al ristorante per degustare, non per fare scorpacciate” ci dice con la sua innata simpatia e un gradevole accento toscano.

Anatra, cinghiale, piccione, coniglio, agnello, maialino di cinta sono presentati con una nuova interpretazione, accompagnati dalla freschezza di asparagi, melanzane, zucchine e carciofi che arrivano direttamente dallʼorto : dal suo orto.Una cucina di sapori importanti ma anche di profumi soavi, ricca dunque di piante aromatiche e spezie. Non nega niente, Valeria, della tradizione ma stempera i sapori e prepara le sue pietanze con unʼimpostazione diversa.

E cʼeʼ tutta la Toscana, cʼè tanta Maremma nei piatti eleganti, pieni di profumi e di sapori pensati da Valeria. Qualcuno dei suoi “cult”: i ravioli con ripieno di extravergine, le pappardelle “accoppiate” bianche e verdi al formaggio di fossa con asparagi e pancetta; il trittico di trippe e lampredotto, variante gourmet del celebre panino fiorentino. Ma non
possiamo domenticare i suoi pici con pomodorini alla brace, piselli e alici fresche; lo scorfano con carciofi e un inebriante brodo di calamari; la versione destrutturata del cacciucco; il suo magnifico piccione arrosto con ciliegie, mandorle, barbe rosse e ravanelli. Tutto da provare!
Alla domanda come mai un mestiere che era prettamente riservato alle donne come quello del cuoco ora annovera nella sua schiera una notevole maggioranza di uomini ci risponde che fare lo chef comporta tante rinunce - soprattutto verso la famiglia - e fatica anche fisica....per questo non tutti sono disposti e che la sua eʼ una situazione privilegiata: ha sempre avuto tutta la famiglia in cucina!













































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