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Jungle fever

Data pubblicazione : 04/05/2017     
Autore : Silvia Cutuli


In principio nel 1947, fu Christian Dior con l'abito "Jungle" a segnare l'entrata ufficiale dell'animalier nella haute couture. Da lì in poi il termine francese usato per indicare come manto e forme animali vengano rielaborati in pattern, forme e colori dagli stilisti, apparve quanto mai riduttivo facendo parlare piuttosto di zoomorfie. Perché sono infinite - più di 100 gli abiti e accessori raccolti nella mostra torinese "Jungle.
L'immaginario animale nella moda"- le commistioni estetiche tra l'immaginario selvaggio dello stampato pantera, leopardo e via dicendo e gli abiti. Passando "dalle zebre a pois e struzzi a quadretti" come scriveva Anna Piaggi, alle più ardite sperimentazioni anche tecnologiche (vedi l'olandese Iris Van Herpen che con la stampa 3D crea un effetto metamorfosi) che arricchiscono l'animalier di nuovi significati: gioco, ironia e trasgressione.





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