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Griffe... no-griffe: questo è il dilemma

Data pubblicazione : 12/02/2018     
Autore : Silvia Cutuli


La forza del logo nella moda si riaffaccia più prepotente che mai alla vigilia della stagione primavera/estate, solo per citare quale esempio: il giubbotto con la doppia F di Fendi, "Chanel" che si compone dal polsino alla maxi borsa, l'inconfondibile Gucci recitato a chiare lettere citando la grafica di un logo altrettanto conosciuto e riconosciuto.
Perché di riconoscibilità si tratta, come fu  già negli edonistici Ottanta, quando apparire era più importante di essere e lo status veniva ostentato proprio attraverso la griffe. Si ribalta la percezione nel decennio successivo, quando nei Novanta  è l'interiorità che fa l'abito e non viceversa.
Ai giorni nostri se il logo si riaffaccia, quale valore glam e certezza quanto mai effimera alla quale tenersi ben ancorati in uno scenario socio-culturale e politico quanto mai nebuloso, c'è anche chi quel logo lo "dissacra" editandone un fake.
Accade a New York dove nel quartiere della contraffazione di moda per eccellenza, apre in Canal Street  "Deisel" il falso negozio lanciato da una realtà imprenditoriale in carne e ossa come la Diesel del patron Renzo Rosso.
Un esperimento auto- ironico e di dichiarato intento anti-logomania, perchè se al rifiuto della griffe e del lusso corrisponde un incremento del fake, cosa accade quando il falso è d'autore. Accade che ignari clienti varcando la soglia dello store "fasullo" (ma solo all'apparenza) hanno fatto ottimi affari acquistando capi disegnati dal team di designer del marchio ufficiale sotto falso marchio.
"Deisel: Go with the fake" rilancia il teaser che accompagna l'operazione. Correre nello store newyorchese o aspettare l’edizione (molto) limitata) in vendita a partire dal 13 febbraio su Diesel.com: questo è il dilemma.