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FASHION ICON: Audrey Hepburn

Data pubblicazione : 05/01/2017     
Autore : Silvia Cutuli


Che la bellezza non ha età appare chiaro dal recente sondaggio pubblicato da The Sun, che incorona le icone di ieri quali contemporanee muse di stile, bellezza e fascino entrambi inarrivabili.
1. Audrey Hepburn

2. Marilyn Monroe

3. Grace Kelly
Tre donne differenti per carattere, temperamento e attitudine, capaci ognuna alla sua personalissima maniera di scrivere pagine indelebili della storia del costume. E che gli occhi delle giovani generazioni (ma non solo) guardino ancora all'indimenticabile Holly Golightly di Colazione da Tiffany, lo testimonia anche il successo della mostra “Hubert de Givenchy: To Audrey with love”, ospitata al Gementemuseum dell’Aja, in Olanda fino al 26 marzo 2017.
Un'esposizione che si legge piuttosto come un atto d'amore (platonico, precisa l'ottantanovenne Monsieur Hubert), celebrando il sodalizio professionale ma prima ancora intimo e affettuoso tra Hubert de Givenchy e Audrey Hepburn. A testimoniarlo ci sono gli abiti (ma anche schizzi, disegni, fotografie e materiale cinematografico promozionale) creati dal couturier per l’attrice a partire dal 1953, creazioni entrate di diritto nella storia della moda come del cinema a partire dal little black dress, il tubino nero, indimenticabile al pari della pellicola culto Colazione da Tiffany.
“Gli abiti di Givenchy sono gli unici nei quali mi sento a mio agio. Lui è più di uno stilista, è un creatore di personalità” era solita ripetere l'attrice dall fascino discreto, gli occhi di cerbiatto in grado di illuminare una magrezza esile e atipica negli anni delle più prorompenti dive hollywoodiane. Una straordinaria attitudine la sua, nell’indossare anche semplicemente un paio di pantaloni e ballerine con la camicia annodata in vita, che all'epoca conquistò lo stesso Monsier Givenchy: «Quando me l’hanno presentata pensavo a Katherine Hepburn. Non la conoscevo. Lei voleva che le disegnassi gli abiti per il suo secondo "film “Sabrina” con Humphrey Bogart. Le ho detto che no, non potevo. Ero impegnato. Ma lei ha insistito. Finché un giorno mi ha invitato fuori a cena. Figuriamoci una donna che invita un uomo a cena. Ma ho accettato. A fine serata mi aveva conquistato e da allora non ho mai smesso di vestirla».





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