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CAPPOTTO MON AMOUR!

Data pubblicazione : 11/11/2017     
Autore : Marica Basile


Lui, uno dei pochi capi d’abbigliamento che non passa mai di moda. Lui che si reinventa nelle forme ma non negli intenti. Lui capace di completare i look più sofisticati. Lui che ha una storia da raccontare.

Il cappotto femminile così come lo conosciamo oggi è il risultato di un’evoluzione ben definita. Il primo, la doglietta, fu ideato nel lontano 1800 ed era in seta: simile ad una mantella riscaldava poco, copriva solo le spalle ma era di grande impatto per quell’epoca. Alle signore però non bastava l’effetto wow che di certo non le riparava dalle gelide temperature. L’idea geniale: ispirarsi alle uniformi militari sia per i modelli che per i materiali. Il nuovo modello fu reso più femminile nei primi anni del 900: lunghi e decorati, divennero presto oggetti di culto anche per le borghesi che riuscivano a reperirli nei grandi magazzini. Durante la guerra ecco che torna la forma rigorosa dal tessuto pesante. Poi, nel 1950 la svolta: il cappotto appare del tutto nuovo, pronto ad enfatizzare la silhouette. Da ricordare quelli proposti dal New Look firmato da Christian Dior e quelli dalle lunghezze mini che prendono il sopravvento negli anni 60.

Ma quando è diventato iconico? Nel 1981, quando Max Mara propone quello color cammello, lungo fino ai polpacci e con una linea adatta a tutti: il famoso modello 101801. Negli anni successivi c’è stata una ripresa dei vecchi modelli che sono stati destrutturati, ricomposti, impreziositi e lanciati nei nostri guardaroba.

Oggi non esiste forse donna che non ne possegga almeno uno, d’altronde come si potrebbe fare a meno di un capo che benché antico, risulta sempre attuale?





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