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Allegria di naufragi. La minaccia del Paradiso

Data pubblicazione : 22/07/2013     
Autore : Beatrice Spediacci


La moda attraversa il tempo senza soluzione di continuità. Capita che si volti indietro, attinga atomi del passato immergendoli in un presente che li assorbe e li trasforma. La metamorfosi contemporanea non è mai scevra di storia, e se non si occulta il vissuto in un’estetica asettica e materiale, i luoghi conflittuali emergono. Quello che vediamo, riflette dunque un diverso riverbero. Ancora una volta (e quest’anno non è stata la Sola), Miuccia Prada rappresenta, con la veemenza teatrale di una scena dove luce, colore, ambienti e forme concorrono alla stessa causa, il compiersi di un umano conflitto. Una collezione che si addentra nell’ardua intemperia culturale della denuncia, della critica al paradosso che sommerge il vivere attuale. Far tabula rasa del passato è arte sopraffina per costruire idola moderni: i paradisi tropicali che furono luogo di conflitti mondiali e degrado; l’estetica affabulatoria della bellezza vuota; un Eden perduto o magari distrutto, sotto la stretta della nostra mano? Il costume, la moda, possono imporsi come strumento di riflessione, linguaggio didascalico e silente ad espressione degli ossimori contemporanei. Giacche futuriste asimmetriche e svasate, blazer contro moda, memori del flower-power , o forse dello zoot sweet anni ’40, si alternano a Blouson jackets con fisionomie ibride tra il bomber, il cardigan e il perfecto; le maniche sono generose e rettangolari, i colli ampi a lancia. Il doppiopetto si rivela soft e rilassato rifiutando lo standing formale. Cuffed sleeves, falde morbide, pantaloni scivolati e cinture fiaccamente inserite nei passanti rievocano l’atteggiamento della decade post-bellica, minimalista, essenziale, priva d’orpelli e funzionale. I colori sono forti e accesi, le tonalità livide del viola aspro e del rosso cupo si alternano e si scontrano con ritmi battenti a toni roventi d’arancio, ocra e sabbia rosata, su stampe floreali o futuristiche, sospese tra motivi orientali, metafisiche post-moderne e recupero di un realismo alla Courbet. Il contrasto è palpabile e si innesca in ogni fibra, il gioco di sovrapposizione e stratificazione dei capi diventa collisione di stili, per evolversi in un ricercato conflitto formale. E scorre, sotto gli occhi, la trama di un film anni ’40, scorre l’agonia dell’incombente conflitto, l’epopea dell’umano conflitto. Tra l’amore e la morte, la bellezza e l’odio, il Paradiso e la minaccia.




Inequivocabile classe firmata Giorgio ArmaniLa tribù urbana di John Richmond