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Alla ricerca della "vera" bellezza

Data pubblicazione : 15/02/2018     
Autore : Silvia Cutuli


“Non c'é che un solo istante in cui un essere umano dotato di bellezza è veramente  bello”  disse Thomas Mann.
Che si riferisse alla fotografia? E nel caso specifico, se il soggetto dell'immagine è già dotato di una sua  bellezza naturale, cosa può aggiungere ancora la fotografia? Un pizzico di magia, come quello di un occhio (in)discreto che scava nell'animo mettendo a nudo la personalità di dive e divine inarrivabili per ideale estetico.
Su questo riflette la mostra "Milton H. Greene. Women" da poco inaugurata al Centro Culturale Candiani di Venezia (fino al prossimo 29 aprile - a cura di Anne Morin, collezione Elizabeth Margot in collaborazione con diChroma Photography), raccogliendo 110 immagini inedite confezionate dall'obiettivo dell'artista americano.

"Sul finire dell' '800, nelle poche riviste che sollecitavano il gusto femminile,  fu inevitabile associare la moda alla fotografia per motivi commerciali ma soprattutto per esibire al mondo l'empireo della ricchezza e del potere – scrive Manfredo Manfroi presentando il genio di Milton H. Green - Le immagini di moda apparvero in riviste sempre più sofisticate nelle quali figuravano i migliori talenti  fotografici in circolazione; specie nell'America degli anni '20 e '30 si consolidò la qualità di testate prestigiose - Vogue, Harper's Bazaar, Look Magazine - con servizi  firmati dai grandi dell'epoca: Edward Steichen, Cecil Beaton, Baron De Meyer, George Hoyningen Huenè e altri ancora; tuttavia, l'inarrivabile creatività degli scatti e la sofisticata bellezza delle indossatrici mantennero inalterata la distanza siderale che intercorreva tra il mondo rappresentato e la realtà"

Fu nel secondo dopoguerra che si intuì la portata del ready to wear presto ribattezzato prêt-à-porter in Europa con un nuovo assetto produttivo che confezionò una moda più democratica e alla portata delle donne: "Il nuovo assetto produttivo si riverberò inevitabilmente anche in campo fotografico; non più modelle dall'eterea bellezza racchiuse in crisalidi sontuose ma ragazze semplici, spigliate, che si muovevano su scenari abituali e riconoscibili: strade animate, stazioni della metropolitana, aeroporti – continua Manfroi - Si affermò una generazione di autentici campioni: Irving Penn, William Klein, Jerry Schatzberg, Erwin Blumenfeld, Norman Parkinson, Richard Avedon; accanto a loro cominciò a farsi strada un giovane talento: Milton H. Greene".

Nato a New York nel 1922 e formatosi al  Pratt Institute di Brooklin, si avviò alla fotografia di moda con scatti veloci, poco preparati come imponeva il momento, stringendo sodalizi di tutto rispetto con le star del tempo, prima fra tutte Marilyn Monroe, la divina degli anni Cinquanta: "Immagini che fecero scalpore, ben distanti da quelle di altri celebrati maestri che  della divina si preccuparono di sottolineare soprattutto la bellezza e lo straordinario sex appeal; le immagini di Greene, tolte le paillettes e i riccioli platinati, restituivano una versione  dell'attrice più autentica e naturale".

E proprio sull'autenticità come sul carattere indipendente e determinato delle donne di oggi, indaga un altro grande obiettivo come quello del super fotografo tedesco Peter Lindbergh che stavolta si muove dietro le quinte della nuova campagna Pomellato for Women, piattaforma inclusiva lanciata dal marchio di gioielleria, con l'obiettivo di riunire donne di differenti età, professioni e ambiti creativi, dallo spirito fortemente indipendente.

Ed è Chiara Ferragniblogger, influencer ed imprenditrice di successo, nonchè presto mamma - la donna del momento che posa quale nuova ambasciatrice della campagna: "Sono davvero fiera di far parte di questo progetto perchè rappresenta tutto ciò che una donna può essere: decisa, determinata ed estremamente indipendente. Lo stile anticonformista di Pomellato, insieme all'incisiva interpretazione espressa da ognuna dele immagini di Peter Lindbergh, creano un'alchimia perfetta".







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