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Magico Salento: riti, tradizioni, coralità

Data pubblicazione : 27/03/2018     
Autore : Franca D. Scotti


Se il sud dell'Italia è terra autentica e passionale, lo è al massimo grado durante il periodo pasquale.
In questo periodo dell'anno tutta l'anima profonda e remota  di questa terra emerge in forme che sorprendono e commuovono.
In Salento, le cittadine e i paesi si vestono prima a lutto e poi a festa, le processioni invadono piazze e vicoli, i bambini intrecciano fasci di palme e cesti di fiori, gli uomini fanno a gara per sostenere le pesanti statue di legno, le donne sono orgogliose di vestire la Madonna addolorata con meravigliosi abiti di broccato nero ricamato con fili d'oro.
Nelle strade si sente il suono scoppiettante della “trenula”, uno strumento popolare di legno e metallo che si impone nel silenzio generale.
Nei forni si preparano biscotti e dolci tradizionali che si mangeranno il giorno di Pasqua.
Questo un po' ovunque.
Ci sono poi i rituali particolari legati ad ogni paese.
Si può costruire un itinerario nel Salento proprio seguendo lo svolgimento della Settimana Santa, che spesso dura dieci giorni, dal venerdì precedente la Domenica delle Palme, ripetendo riti che risalgono fino al ‘600.

A Oria la processione del Cristo morto si svolge ogni giovedì di quaresima sullo sfondo dei vicoli che portano alla cattedrale, mentre la spettacolare processione del venerdì santo, organizzata dalla Arciconfraternita della Morte, é introdotta da un lugubre squillo di tromba e il rullio del tamburo.
Lo sfondo é quello del centro storico di questa millenaria città, di origine messapica, con i suoi palazzi, il quartiere ebraico, testimonianza di un’importante comunità, il castello svevo costruito da Federico II verso il 1230, la bellissima cattedrale con la cupola di maioliche colorate, che brilla sotto il sole.

Rituali affascinanti a Francavilla Fontana, soprattutto ad opera delle confraternite distinte dai colori di abiti e mantelli, dei crociferi, che avanzano trascinando per penitenza pesanti croci di legno, e dei “pappamusci”, pellegrini incappucciati che camminano lentamente, scalzi, stringendo in mano un bastone e il rosario.
Tipico è anche il rituale dei “piatti”, portati in giro dai bambini, baldacchini di legno dalla base quadrata ornati con fiori, stoffe e il grano anemico germogliato al buio: in cima un limone o un arancia che simboleggiano il sole.
Qui lo sfondo delle Processioni è lo splendido Palazzo barocco dei principi Imperiali con il suo fastoso loggiato, le porte cittadine e le chiese che sorprendono per la ricchezza di stucchi in foglia d'oro, addobbi e tesori.

Nella Grecia Salentina, quell'enclave di paesi che conservano ancora il dialetto griko, arrivato nel Salento con i primi coloni greci nell’Antichità classica e rinverdito dai monaci bizantini, in fuga dall’Oriente, nell’XI secolo per le lotte iconoclaste, arriva l’eco dei Canti della Passione, intonati in questa lingua. 
Il nostro itinerario centrato sui riti della Settimana Santa non può ignorare altri meravigliosi aspetti del magico Salento. Ad esempio la gastronomia.

Una tappa golosa a Francavilla Fontana ci porta nella bottega dei coniugi Passiante che producono, ancora oggi, con metodo artigianale, il confetto riccio, fatto di mandorle avvolte di zucchero, mentre a Oria un laboratorio di pasticceria è famoso per gli agnellini di marzapane. Molti i ristoranti, le masserie, le osterie dove assaporare le ricette salentine, dalle orecchiette strascicate alle verdure grigliate con abbondante aglio, dai bocconcini di mozzarella ai salumi, dalle torte di verdura ai dolcetti di marzapane.
Molte le strutture ricettive.
Perfetto il soggiorno in una storica masseria bianca di calce tra gli ulivi.
Due tra tutte le possibili scelte.
Masseria Le Carrube, l’ultima nata dall’amore della famiglia Melpignano per la propria terra d’origine, dalla caratteristica imbiancatura a calce, tipica della città bianca di Ostuni,  da cui dista solo 6 chilometri, ha il classico tetto a coppi e la struttura in pietra.
Biancore abbagliante esaltato dal contrasto con il verde della macchia mediterranea e del bosco di carrubi che le fa da cornice.
Il locale più caratteristico è il frantoio con la tradizionale macina in pietra.
Un’altra proposta di eccellenza è la Tenuta Moreno di Mesagne, al centro del nostro itinerario,  immersa in un'oasi di tranquillità in un parco di ulivi e lecci secolari,  uno splendido complesso architettonico costruito intorno a una masseria del 1700.





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