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RE LEAR AL TEATRO PARENTI

Data pubblicazione : 11/10/2016     
Autore : Silvia De Bernardi


Una tragedia straordinaria, una delle più complesse di Shakespeare, dalla struttura articolata, a doppio intreccio, con una trama principale ed una secondaria che va ad amplificarne i momenti poetici.
E tali momenti sono squisitamente scanditi dall´alternarsi dei temi con cui i personaggi si misurano.
Primo fra tutti il tema della CRUDELTÀ, dell´uomo contro i suoi simili, fitta e raccapricciante in tutta l´opera, motivata quasi esclusivamente da una cieca volontà di potere.
I buoni esistono, certo, e se è vero che gli "antagonisti" nel volgersi della storia muoiono o soccombono, è pur vero che gli eroi vengono spesso sconfitti insieme a loro. C´è insomma la bontà accanto alla perfidia e alla morte ma, una volta abbassato il sipario, non è facile stabilire se ci sia un vincitore.
Il secondo tema che attraversa tutta l´opera, impregnandola di sé, è la FOLLIA, che come una spezia insaporisce ogni verso, a volte acre e stonata, a volte dolce e inaspettata.
Il tarlo della pazzia si insinua in modo duplice nello svolgersi della trama: prima come forza irrazionale che porta il re ad essere crudele ed ingiusto, poi quasi strumento della sua redenzione e riumanizzazione, quando diventa finalmente in grado di penetrare nella verità delle cose: " non avresti dovuto farti vecchio prima di essere diventato savio"( il Folle).
Due parole ancora devo spendere per sottolineare l´incarnazione in personaggio, di tale condizione psichica: il FOLLE è infatti la metafora personificata sia della pazzia di re Lear che della sua saggezza, ne rappresenta la coscienza, quella parte più intima che lo fa uscire dagli schemi e lo rende in grado di osservare il mondo da una prospettiva meno consueta e più alta.
E anche scorre tra le righe dell´opera il senso della GIUSTIZIA : il giusto trionferà? Nasce un desiderio incalzante di rimettere le cose in ordine dalla visione di questo lavoro teatrale. Desiderio che resta in parte inappagato è vero, ma che comunque nasce.
Meritano sicuramente la vostra attenzione i costumi, perfettamente inseriti nella regia e negli adattamenti scenici. Vi invito per esempio a notare il re Lear nella scena iniziale, rappresentato quasi in uno stadio di crisalide, circondato dalle tre figlie, che gli fanno lentamente assumere, appunto vestendolo di abiti a strati, l´aspetto della farfalla. O l´abbigliamento del folle, magnificamente equilibrato tra sogno e realtà, tra svecchiamento e tradizione.
Un lampo di sincera commozione avrete dall´uso delle luci nello spettacolo, capaci di far risaltare i personaggi su una scena che si presenta come astratta e assolutamente funzionale, attraverso un sapiente contrasto tra luce e oscurità, un chiaroscuro enigmatico, che sollecita l´animo all´introspezione.

Al Teatro Parenti, LEAR LA STORIA, dall´ 11 al 16 ottobre.
Di William Shakespeare, Traduzione di Masolino d´Amico, adattamento, regia e scene Giuseppe Dipasquale, con Mariano Rigillo.

PER CHI VOLESSE RISPOLVERARE LA TRAMA...
Il canovaccio principale vede re Lear, stanco e in tarda età, che decide di abdicare al trono, e di dividere il regno tra le sue tre figlie, ponendo loro un test: la figlia che dimostrerà di amarlo di più, otterrà la migliore porzione del Regno. Regan e Goneril sono le prime a proclamare con parole piene di trasporto il loro amore al padre. Lear è compiaciuto, e ne dona loro due parti,conservandone un’ultima, la migliore, per la figlia più giovane e favorita, Cordelia che, purtroppo, è poco incline alle falsità e alle menzogne e non intende per nulla al mondo comportarsi come le sorelle. Dichiara perciò semplicemente di amare Lear tanto quanto una figlia può amare un padre. Lear furioso tenta di persuadere Cordelia a riconsiderare la sua risposta, ma senza successo; avventatamente, in preda al furore Lear decide di non concedere a Cordelia alcuna terra e di bandirla dal regno, che destina invece alle altre due figlie. Ma non è tutto qui...





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