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OPERA ANTIGONE AL TEATRO LITTA

Data pubblicazione : 21/11/2017     
Autore : Antonio Sarti



Prima nazionale al Teatro Litta per “Opera Antigone”, che riporta sulle scene una delle tragedie classiche più apprezzate e dibattute da sempre: una produzione di “Teatro del Simposio” che, oltre alla regia di Francesco Leschiera, mette sul palcoscenico Ettore Distasio, Ermanno Rovella e Giulia Pes.

Antigone è un dramma che tratta moltissime sfaccettature dell’animo umano e ne approfondisce i temi e i dissidi interiori, con la consueta fermezza e violenza tipica del teatro greco ma al tempo stesso con toni delicati e fortemente ricchi di pathos. Una giovane e coraggiosa ragazza che decide di mettere al primo posto le leggi divine contravvenendo a quelle umane, a costo della propria vita e procedendo coerentemente lungo la strada scelta senza arretrare di fronte a terribili conseguenze: Antigone è forse un modello umano di cui oggi non sentiamo molto parlare nel mondo occidentale, ma che rappresenta ancora oggi un testo imprescindibile nella formazione degli studenti classici.

Il fatto che scatena il dramma è in realtà narrato non in quest’opera ma nel canone di Edipo: Eteocle e Polinice, i due figli dello sfortunato Re, fratelli di Antigone, si danno lunga battaglia per conquistare il controllo della città di Tebe. Dopo la morte di entrambi, Creonte si proclama sovrano di Tebe, ordinando che il cadavere di Polinice venga lasciato alla mercé della natura: la sorella Antigone è invece fermamente convinta che egli meriti una degna sepoltura e si batterà perché questo avvenga.

Tanti e sempre attuali sono i temi che questo testo affronta, il primo e forse più rilevante è quello dell’eterna disputa tra la volontà ideale di non trasgredire le leggi divine e la necessità concreta di sottostare alle norme dell’ordinamento terreno. Non è un dissidio che caratterizza solo la società greca, il celebre “date a Cesare quel che è di Cesare” che troviamo nel Vangelo torna nuovamente a evidenziare questo problema, tanto che in quel caso la domanda viene posta quasi come un tranello, segno che ancora non vi era una risposta definitiva.

Sofocle invece ci dà una risposta chiara, univoca e per nulla equivocabile: la volontà degli Dei non va mai trasgredita, pena la caduta in disgrazia per sé e i propri discendenti. Lo impara sulla sua pelle il buon Creonte, che per la sua cocciutaggine paga con la morte del figlio l’affronto commesso nel non rispettare una delle leggi più sacre del mondo divino della Grecia antica: non concedere la sepoltura era considerato un atto grave, un segno di disprezzo tra i più grandi, che nemmeno Polinice meritava. Lo sa bene Antigone, che pur mossa da motivazioni affettive familiari, non intende in primis trasgredire queste leggi non scritte: una donna, in una società dove non erano considerate, che non solo osa alzare la testa ma addirittura si ribella all’operato di un sovrano; in questo piccolo nucleo tematico è raccolta tutta la forza emotiva del personaggio di Antigone, un carattere che ancora oggi può e deve rappresentare un esempio. In un’epoca in cui chiunque può diventare “eroe” per qualche giorno, perché non riscoprire la rivoluzionaria epicità di una donna che sfidò l’ordine precostituito?

OPERA ANTIGONE, per la regia di Francesco Leschiera, con Ettore Distasio, Ermanno Rovella, Giulia Pes. Al Teatro Litta dal 21 al 26 novembre.





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