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IO SONO MISIA AL TEATRO PARENTI

Data pubblicazione : 14/04/2017     
Autore : Silvia De Bernardi



Sul palco parole che, come un vivacissimo pennello, tracciano il profilo della regina dei salotti parigini dei primi del ‘900.
Misia Sert, una donna che frequentava solo “uomini d’autore”, che ebbe tre mariti, tutti ricchi e socialmente ben posizionati, una vera e propria Musa della Belle Epoque, che collezionava celebrità nel suo salotto parigino, e che amava essere la più irresistibile, la più intelligente, la più generosa tra le poche donne ammesse in quel ristrettissimo giro.

Una donna con un grandissimo fiuto per il talento e per l’arte, come lei stessa si definisce nello spettacolo “una cacciatrice di meraviglie umane”, che ha saputo ispirare, aiutare ed anche sorreggere economicamente, i più grandi personaggi della cultura del ‘900. Tutti passarono dal suo salotto, tutti si fecero affascinare da Lei, molti se ne innamorarono: Mallarmè le dedicò un ventaglio, Renoir la pregava di scoprire un pò il suo seno mentre la dipingeva, Daghilev ricorreva volentieri al suo aiuto, Proust la considerava la miglior confidente e si lasciava da lei rimproverare, Satie la voleva come madrina ai suoi concerti, Coco Chanel la elesse sua amica più cara fino alla morte.

Tanta vitalità e tanta volontà in una personalità dotata di sopraffina intelligenza femminile, di quell’intelligenza che è insieme istinto, intuito, capacità di trasformare il dolore in forza e la forza in sostegno per gli altri.
Lucrezia Lante della Rovere porta sul palco tutta questa ricchezza: di animo, di mente, di intrecci artistici e sociali, di sodalizi letterari e musicali; e lo fa attraverso la complicatissima arte di un monologo teatrale.
Monologo che si presenta così arduo anche perché, con la numerosissima e dettagliata documentazione a noi pervenuta circa la vita di Misia Sert, pochissimo è lo spazio lasciato all’elaborazione e all’ interpretazione. Questo lavoro non ha però nessun intento di ricomporre la biografia del personaggio, cerca piuttosto di rievocarne la femminilità, la potenza e la vitalità, ma anche lo stupore e il senso di trasgressione che spesso lo accompagnavano.

Una donna che pareva dominare quel mondo da cui finiva poi per essere dominata, una stella intorno a cui ruotavano le menti più eccelse, ma che in fondo necessitava della luce di tali menti per brillare. Un lavoro teatrale questo, perennemente in bilico tra forza e debolezza, tra splendore dichiarato e oscurità celate, tra successi riscossi e insicurezze profonde.

Sul palco solo Lucrezia Lante della Rovere, seduta su una poltrona enorme, al di fuori di ogni proporzione, su cui pare minutissima e su cui sembra a tratti scomparire, perché l’abito e i rivestimenti dell’immenso trono sono studiati per suggerire il mimetismo di chi, pur imperando, sviluppa la capacità di adattarsi all’ambiente per restare sempre a galla e non cadere vittima dei tempi e dei cambiamenti.

Uno spettacolo da non perdere, per i molteplici richiami storici e culturali che vi faranno venir voglia di rispolverare qualche libro e qualche musica, e per le emozioni che la bravissima Lucrezia riuscirà a trasmettervi e a farvi vivere.
AL TEATRO PARENTI, dal 18 al 23 aprile, di Vittorio Cielo, regia di Francesco Zecca, con Lucrezia Lante della Rovere.





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