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IL CARAVAGGIO DI SGARBI

Data pubblicazione : 13/12/2016     
Autore : Diletta Pieraccini



“Caravaggio è doppiamente contemporaneo. È contemporaneo perché c’è, perché viviamo contemporaneamente alle sue opere che continuano a vivere; ed è contemporaneo perché la sensibilità del nostro tempo gli ha restituito tutti i significati e l’importanza della sua opera.
Ogni secolo sceglie i propri artisti [..]Tra questi, nessuno è più vicino a noi, alle nostre paure, ai nostri stupori, alle nostre emozioni, di quanto non sia Caravaggio.”

Sono queste le parole con cui Vittorio Sgarbi, critico d’arte tra i più noti, dotti ed eclettici del panorama italiano, racconta Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, suo artista prediletto, a cui ha dedicato uno spettacolo omonimo che, dopo i responsi trionfali della scorsa stagione, torna al Teatro Carcano da mercoledì 14 a domenica 18 dicembre, arricchito dalle musiche dal vivo di Valentino Corvino e dalle immagini del visual artist Tommaso Arosio.

Il Caravaggio di Sgarbi è un Caravaggio spettacolare, autentico, rivoluzionario. Con lui non solo le opere, ma anche la vita stessa diventa arte e ne è linfa creativa. Prima di Caravaggio, infatti, la pittura aveva valori di riferimento gerarchicamente intoccabili, modello per l’arte era la letteratura, e tanto più un pittore se ne avvaleva, quanto più la sua opera sarebbe risultata nobile. Caravaggio però sconvolge, rivoluziona, per lui l’opera non deve più rispettare i canoni di bellezza e decoro, la realtà non è più qualcosa da abbellire o innalzare, ma da riprodurre nella sua volgare apparenza. Per questo Caravaggio mostra una sensibilità ed una psicologia molto simile a quella di Pier Paolo Pasolini, a cui lo lega soprattutto la passione per la realtà, quella più dura e cruda, non edulcorata, non sublime e drammaticamente terrena. I Ragazzi di vita di Pasolini sono i truffatori, i malati, i peccatori dipinti nelle opere di Caravaggio. Sono gli ultimi che non avranno né una prospettiva ultraterrena, né un messaggio di speranza da dare, ma che ritraggono un male irrimediabilmente concreto, evidente, tangibile. Temi e soggetti provocatori, scomodi, al fine di dar vita ad un’arte reale, mimetica, mai ideale. Pasolini è quel trait d’union che ha permesso che Caravaggio sia stato compreso fino a fondo, in tutta la sua complessità, solamente nel nostro Novecento, un’epoca in cui veniamo “aggrediti” dalla realtà, così come in tutta la sua opera. Un “fuorilegge dell’arte” come lo definì Gilles Lambert, l’unico capace, come sottolinea Sgarbi, di rappresentare la complessità del quotidiano al pari di un fatale scatto fotografico, di “cogliere quell’attimo decisivo” a cui faceva riferimento Herni Cartier Bresson.





La fine della storiaDa vicino. "In ascolto dell'inudibile risuono dell'opera"