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IL CALAPRANZI AL TEATRO LIBERO

Data pubblicazione : 19/04/2016     
Autore : Silvia De Bernardi


In un mondo che usa tanto la parola senza riuscire a dire nulla, in una società in cui i discorsi vengono usati come riempitivi,  ma creano in realtà voragini comunicative angoscianti, d´Elia sceglie quest´opera pinteriana, colma di silenzi e di pause.
E il fascino del silenzio lentamente avvolge il pubblico, per suggerire un mare di significati, sottratti alle parole pronunciate a vuoto.


Due killer , Ben e Gus, chiusi in uno scantinato freddo e spoglio, attendono ordini su cosa fare e su chi uccidere, attraverso un calapranzi collegato al piano superiore, ove parrebbe esserci un ristorante, perché gli unici messaggi che arrivano su fogli di carta sono incomprensibili e decontestualizzate comande. I due uomini ingannano il tempo, dapprima avvolti nella routine di noia e attesa, poi  in un divenire sempre più carico di angoscia e tensione, con conversazioni assolutamente inutili, con argomenti banali, parlando senza dire nulla, nell´assoluta assenza di comunicazione.

Ed è affascinante riflettere sul fatto che a sbloccare la situazione, a porre termine alla loro attesa e a cambiare la loro condizione dovrebbe essere un calapranzi, meglio tradotto dall´inglese "dumb waiter" con "servo muto".
L´assenza di parola insomma a riordinare là dove la parola stessa non riesce ad essere efficace, Il silenzio per cercare di riportare calma in mezzo all´angoscia, ove la parola,  svuotata della  sua valenza  comunicativa,  nulla riesce più a fare.


Un silenzio magistralmente portato sul palco da Corrado d´Elia, un silenzio reso personaggio vivo e più che mai eloquente in un Lavoro che può essere letto, al di là della storia  accattivante che va a raccontare, come un´intelligente ed ancora attuale critica alla società, al  mondo alienante del lavoro, alla miseria fredda della condizione umana.

Il finale ci regalerà Ben con la pistola puntata su Gun, il dispiegare dell´opera aveva lentamente suggerito che sarebbe stata lui la vittima. Ed il silenzio cala sulla scena, cosa succederà ora? Una storia che riesce a trovare molti spunti comici, una storia che, nonostante la densità di contenuti, resta una commedia, con qualche punta di noir, una storia in cui si ride, e molto. Un riso insolito, che lascia tra le labbra, svanito il caratteristico inarcamento, il sapore amaro della consapevolezza di una vita incerta e sospesa.

AL TEATRO LIBERO, il saluto di Corrado d´Elia e della sua compagnia, dopo 18 anni, con IL CALAPRANZI, di HAROLD PINTER, DAL 19 APRILE AL 2 MAGGIO.





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