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FINCHE´ GIUDICE NON CI SEPARI: INTERVISTA AGLI ATTORI

Data pubblicazione : 25/11/2016     
Autore : Diletta Pieraccini


Una commedia divertente, ma al contempo profonda, arguta e brillante: “Finchè giudice non ci separi” racconta la storia di quattro amici, tutti separati, alle prese con le difficoltà che la situazione comporta, imprevisti e nuove speranze.
Di scena al Teatro San Babila di Milano fino al 27 novembre, le precedenti tappe del tour hanno riscosso un eccezionale successo e dopo aver assistito alla prima, ne comprendiamo le ragioni. Abbiamo incontrato per voi il cast completo, composto da: Augusto Fornari (Massimo), Toni Fornari (Roberto), Nicolas Vaporidis (Mauro), Luca Angeletti (Paolo) e Laura Ruocco (Sylvie) che si sono raccontati nelle vesti dei rispettivi protagonisti e non solo..

Augusto Fornari, regista, autore e protagonista: Come si sviluppa la commedia attorno al suo personaggio?
Lo spettacolo racconta la storia di tre amici che si riuniscono attorno a Massimo, il quale ha per l’ennesima volta tentato il suicidio dopo una separazione difficile. I quattro cercano di consolarsi e spalleggiarsi l’un con l’altro, finchè non suona al citofono la vicina, una donna molto attraente, che si inserisce all’interno di questo maschile cameratesco, facendo breccia nel muro di segreti che circonda il gruppo.

Quanto è importante confidarsi con gli amici piuttosto che tenersi tutto dentro quando si vivono situazioni di forte disagio personale?
A partire dalla vicenda di Massimo, svisceriamo proprio l’idea dell’amicizia come sostegno importante, poiché tra maschi, nel branco, a differenza di quanto accade per le donne, è difficile dire, raccontarsi, confidare. Dal punto di vista autorale, ci piaceva esplorare questo mare magno di non-detto nell’ esperienza maschile. L’amicizia è importante, ma alla fine inappagante, perché ti appoggi su amici ai quali però non puoi confessare tutto. Ciò che racconti sono una serie di luoghi comuni, di sterile chiacchiericcio, però risulta difficile esternare i propri sentimenti e le proprie paure.

Qual è il messaggio che vuole lanciare ai suoi spettatori?
È un’apertura, un invito ad aprirsi anche alle proprie debolezze. Tutto ciò che accade in scena, è un tranche de vie che porta questi uomini ad evolvere, proprio grazie ad un confronto aperto e sincero con gli altri.

Laura Ruocco, interpreta Sylvie, la vicina, una donna apparentemente algida che poi si scoprirà avere un trascorso difficile. Quanto influisce il passato nel suo personaggio?
Molto. Laura è una donna che ha sofferto e dopo tanti anni di dolore vissuto intimamente, arriva ad un punto tale da dover necessariamente rivelare il proprio dolore anche a degli estranei. In questa serata verrà fuori l’altra lei, perfetta antitesi del suo modo di apparire.

Tony Fornari interpreta Roberto, anch’egli separato, ma in casa. Una scelta dettata da mancanza di coraggio o circostanze contingenti?
Entrambe le cose. Egli accetta una situazione di comodo, come se subentrasse in lui una serena rassegnazione al corso degli eventi. È l’elemento più statico del gruppo, deve sempre essere pungolato dagli altri per reagire.

Nicolas Vaporidis interpreta Mauro, personaggio che cerca sempre di sdrammatizzare con il suo carattere goliardico. Quanto sono importanti l’ironia, la leggerezza e il disincanto in questo spettacolo, come nella vita?
Sono proprio l’autoironia e la goliardia gli elementi che mi hanno salvato nella vita, forse in tal senso mi ha anche aiutato la mia romanità. Sono cresciuto con persone che mi hanno insegnato ad affrontare le situazioni con leggerezza. Questo non significa però essere superficiali, ma l’ironia è uno strumento che alleggerendo il tutto ti fa vivere meglio. Le cicatrici rimangono ma si rimarginano prima. “Se sei capace di prendere in giro la tua situazione e la vita tutta, la vita diventa uno spettacolo meraviglioso”.

Una parola per definire lo spettacolo?
Dissacrante, che è l’atteggiamento che ci contraddistingue in scena. Cerchiamo di distruggere, ma non per dare una soluzione. Fornire risposte definitive sarebbe presuntuoso, invece valorizziamo l’individualità. L’importante è fare la domanda giusta, e tanto più questa è intelligente, tanto più lo sarà la risposta.

Luca Angeletti, interpreta Paolo, il più profondo tra gli amici. Quanto è decisiva la sensibilità in momenti complicati della vita?
Quando si è ragazzini, il sensibile è quello preso di mira. Quando si è adulti invece, di fronte ad una persona sensibile è più facile mettersi in discussione, confessarsi, aprirsi, avere gesti d’affetto. Oggi nell’era dei social network è tutto mi piace/non mi piace. Ma la vera sensibilità non è questa, e nemmeno dare un consiglio, ma sta nell’ascoltare, cosa che abbiamo molto perso. Paolo ascolta molto durante lo spettacolo. Porta con sé un grande peso, ma lo stare insieme, il condividere gli infonde coraggio. La sua però non una è una condivisione come quella dei social network, che sono una sorta di luccicante vetrina personale, ma rappresenta la volontà, il desiderio, di comunicare anche le proprie fragilità, non vergognandosene.





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