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AL TEATRO LITTA "BLACKOUT", UNA STORIA ITALIANA ANNI SETTANTA

Data pubblicazione : 07/03/2017     
Autore : Antonio Sarti




Teatro Litta
fa spesso rima con sperimentazione: Blackout, di Antonio Sixty, incarna alla perfezione la linea editoriale di questo importante palcoscenico milanese, portando sulla scena un autore spesso dimenticato ma di grande rilievo nella letteratura italiana contemporanea, forse perché personaggio scomodo di un’epoca plumbea e carica di negatività quale fu la fine degli anni Settanta con il terrorismo interno che culminò nell’uccisione di Moro. Nanni Balestrini fu molto altro, ad esempio fu tra i promotori del Gruppo ’63, movimento letterario che vide scorrere tra le sue fila anche nomi del calibro di Umberto Eco, Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti e Sebastiano Vassalli. Un percorso umano prima che di scrittura che Balestrini definì come «un movimento spontaneo suscitato da una vivace insofferenza per lo stato allora dominante delle cose letterarie: opere magari anche decorose ma per lo più prive di vitalità [...] Furono l'ultima fiammata del neorealismo in letteratura, fioca eco populista della grande stagione cinematografica dei Rossellini e dei De Sica».

Nanni Balestrini fu coinvolto in un’inchiesta giudiziaria che nel 1979 decapitò i vertici di Potere Operaio e Autonomia Operaia, inchiesta che prese proprio il nome in codice “Blackout”: tra le varie e infamanti accuse, tutte cadute poi in fase processuale, quella di associazione eversiva e partecipazione al sequestro e omicidio dell’onorevole Aldo Moro.
Da quell’esperienza, che Balestrini sfiorò solamente riuscendo a scappare in Francia ed evitando la cattura, scaturì l’ispirazione per un poema dal medesimo titolo. A trent’anni di distanza, Balestrini ha proposto una nuova edizione di Blackout, condita in apertura e chiusura da altri suoi testi: Vivere a Milano fa da introduzione al testo, mentre Ipocalisse analizza invece il vivere all’estero, essendo testi composti nel periodo di volontario esilio dal paese.

Il regista Antonio Sixty ha voluto inserire nel suo progetto teatrale questo testo, che a pieno titolo si inserisce nel filone dell’arte concettuale e visiva degli anni Settanta di cui il regista stesso è portavoce, dando spazio ad artisti giovanissimi e in rampa di lancio per dare importanza e rilevanza all’idea che “i venti anni di oggi sono i veri ribelli del futuro”.
Perché ancora oggi un’opera efficace ma datata come Blackout merita di essere portata sulla scena? «Con Blackout – spiega Antonio Sixty - l’intenzione è quella di iniziare un progetto che ho voluto chiamare “Teatro dal mondo”, che si articola in capitoli che vogliono raccontare il mondo utilizzando il mondo stesso».
Un progetto senza dubbio interessante, ma ancora tutto da disegnare, in perfetto stile Sixty: «L’intero progetto è del tutto sperimentale, potrebbe articolarsi solo nei primi capitoli, o continuare con altri capitoli. Oppure fermarsi del tutto. Dipende da come va il mondo». Per scoprire come andrà a finire, non resta che stare a guardare, ma nel frattempo meglio non perdere l’occasione di gustarsi il primo capitolo, siamo sicuri che la curiosità di capire quale enigma si celi dietro questo esperimento avrà la meglio su di voi.

“Blackout”, di Nanni Balestrini, regia di Antonio Sixty, dal 9 al 19 Marzo al Teatro Litta.
www.mtmteatro.it







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