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"Otello" al Teatro Elfo Puccini

Data pubblicazione : 02/05/2018     
Autore : Antonio Sarti



Shakespeare
si conferma grande protagonista della stagione teatrale milanese: Questa volta è il turno dell’Otello, che calcherà il palco del Teatro Elfo Puccini fino al 20 maggio.

Perché andare a vedere un qualcosa che, bene o male, tutti conosciamo? Non c’è il rischio di cadere nella noia? Una delle particolarità di questa opera rispetto alle classiche interpretazioni dell’Otello è legata alla liberazione dalle catene dell’endecasillabo: la nuova traduzione, curata da Ferdinando Bruni, tende infatti a levigare il linguaggio portandolo molto vicino alla consistenza del parlato.

L’altra curiosità è la singolare capacità della regia, firmata da Elio De Capitani, di fornire una visione del tutto nuova dell’Otello, segno che anche un’opera rappresentata fino allo sfinimento ha sempre qualcosa di inedito da raccontare, se si è in grado di coglierla dal punto giusto: in questo dramma, cui come già detto la nuova traduzione concorre a dare nuova luce, il protagonista è un uomo cupo, ostile all’ambiente che lo circonda, un uomo che non smette di farsi domande. Grande protagonista è però anche la scenografia, che in un sapiente gioco di incroci tra luci e ombre crea il personaggio e racconta la storia anche senza ulteriori spiegazioni.

«Mettere in scena Otello oggi – dicono i registi – è un modo per fare i conti con la singolare attrazione che la vicenda del Moro esercita in tutti noi, come un congegno misterioso messo lì per innescare una risposta emotiva sui presupposti ideologici e i fantasmi dell'inconscio collettivo con cui una società costruisce i propri parametri proiettando fuori di sé, sullo straniero, tutto ciò che ha di inconfessabile: moralismo puritano, voyerismo sessuale e sessuofobia, per dare fondamento e giustificazione alla propria xenofobia, alla misoginia e alle tante forme d'intolleranza sociale e privata di cui si compone».





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