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"LA BISBETICA DOMATA" AL TEATRO CARCANO

Data pubblicazione : 06/02/2018     
Autore : Antonio Sarti



Quando si pensa a Shakespeare, impossibile non correre con il pensiero alle sue opere più celebrate: da Sogno di una notte di mezza estate a Romeo e Giulietta. Eppure l'universo del più grande drammaturgo di sempre è talmente vasto che è spesso possibile scoprire grandi testi poco esplorati dal grande pubblico; è il caso de “La bisbetica domata”, non certo l'ultimo noto tra i suoi classici, ma altrettanto certamente un'opera che non è tra le più rappresentate a teatro.

The taming of the Shrew, dall'originale titolo anglosassone, è una profonda quanto intrigante storia d'amore e d'interesse, che si snoda ancora una volta in Italia, uno degli scenari preferiti dell'autore: siamo a Padova e questa è la storia di un nobiluomo della città e delle sue figlie, Bianca e Caterina. Se Bianca è l'esempio perfetto di ciò che all'epoca l'uomo si aspettava da una moglie (ovvero una fanciulla morigerata e accondiscendente), la sorella Caterina è tutto l'opposto, scontrosa e intrattabile, dunque difficile da accasare. È per questo che il padre decide di allontanare dalla città Bianca per favorire l'avvicinamento di un pretendente per Caterina: da questa abile mossa seguirà un turbinio di amori corrisposti e non, strategie e sotterfugi per ottenere la mano di una e dell'altra si alterneranno senza sosta, tra infatuazione e interesse, attraverso parole ricche di inganni.


Proprio la parola, secondo il regista Andrea Chiodi, è al centro della rappresentazione: «É innanzitutto, credo, un esperimento sul potere manipolatorio della parola. Shakespeare comincia a mostrarci il fascino e la terribilità del linguaggio, il suo potere di cambiare la realtà. Il privilegio di affrontare una delle sue prime commedie mi ha dato modo di osservare il genio che si allena, che verifica e prova a giocare i primi “match” della sua arte, che ne verifica i confini».
Un ruolo chiave gioca, nella visione shakespeariana del dramma, la figura femminile, di cui analizza con grande perizia il sottile gioco psicologico che interpreta; nella sua forte critica sociale ai matrimoni combinati, Shakespeare mette in scena il conflitto interiore di una donna non disposta per animo a sottomettersi a nessuno ma costretta a farlo per ottenere in cambio un posto nella società. Lo sottolinea anche Andrea Chiodi: «Caterina cede, - spiega il regista -  si sottomette. Impara a non compromettere più la parola con la vita, con le emozioni e i sentimenti. Impara ad usarla come arma, strumento di potere e coercizione. E così riporta l’ordine dentro una società che ha perso forza perché ha perso la sacralità della parola. Una donna, Caterina, che per avere un posto nella società si fa uomo, parla come un uomo di potere, con dolore si sottomette per diventare la regina della casa. È un’astuzia terribile e amara, piena di una finta rivalsa, la cui eco arriva fino ad oggi».

LA BISBETICA DOMATA, di William Shakespeare, regia di Andrea Chiodi, traduzione e adattamento di Angela Dematté, con Tindaro Granata, Angelo Di Genio, Christian La Rosa, Igor Horvat, Rocco Schira.
Al Teatro Carcano dal 7 al 18 febbraio.





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