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"IO, LUDWIG VAN BEETHOVEN" AL TEATRO LITTA

Data pubblicazione : 21/12/2017     
Autore : Antonio Sarti


Ludwig Van Beethoven fa parte di quella tipologia di artisti che esula da ogni possibile classificazione, creando esso stesso un genere e un canone da seguire. Anche chi non sa nulla di musica classica è in grado di citare almeno il suo brano più famoso, la Nona Sinfonia. Chi invece può dire di conoscere a fondo l’esistenza e i dilemmi interiori dell’uomo Ludwig? Prova a raccontarlo, con il suo consueto e inconfondibile stile, il maestro Corrado d’Elia, che in un’ora di dialogo con se stesso e il pubblico trascina sul palcoscenico il Beethoven privato che fu determinante per la consacrazione del suo talento musicale.

Con una scenografia ridotta all’osso che tende naturalmente ad accentuare i tratti del narratore, questo intenso monologo prende il via dalla nascita del compositore e attraverso i momenti più fecondi dal punto di vista musicale ci conduce verso l’Inno alla gioia, la somma massima del suo talento. Abbiamo chiesto a Corrado d’Elia un approfondimento personale sul racconto di questa vita straordinaria che metterà in scena al Teatro Litta.

Quanto è stato difficile interpretare in un monologo un personaggio per quale, dato il periodo storico, non ci sono testimonianze video che possano dare un'idea di quale fosse il suo carattere?

In realtà il monologo non è una scelta insolita, è la base del teatro greco, la grande drammaturgia ci insegna che al di là dell’azione è importante avere parti di riflessione, un monologo dunque racconta di più del dialogo, fa riflettere. È tanti anni che racconto le mie passioni, direi che queste rappresentazioni sono confidenze più che monologhi, infatti non mi sento mai solo sul palco perché è come se avessi un confessore di fianco a me. Sul come raccontare Beethoven, non cerco di fare il personaggio, io interpreto Beethoven ma in realtà il mio racconto è un flusso con il pubblico. Nel passato ci si metteva a raccontare davanti ad altri, non voglio far vedere niente ma piuttosto raccontare ed emozionare, passare una passione a chi mi guarda. Racconto tanto di Beethoven, ne racconto la famiglia, il rapporto con le donne, cosa faceva: la parte emotiva nasce quindi da un incontro completo, cerco pur non essendo musicologo di far capire la cultura musicale di Beethoven.

Corrado d’Elia indaga anche quelli che furono i momenti più importanti della vita del compositore, a partire dalla vigilia della prima rappresentazione a Vienna, nel 1824. Senza voler svelare troppo dello spettacolo, perché la Nona Sinfonia è il centro attorno a cui si dipana la vicenda di Beethoven?
È solo una delle parti importanti, ma è certamente fondamentale: la Nona sinfonia è una di quelle composizioni geniali delle quali noi umani siamo orgogliosi, al punto che la mandiamo nello spazio per raccontare qualcosa di noi, è come se fosse parte della nostra identità e per questo è la base per tante cose. Scoprire perché aspetta dieci anni a scriverla, cosa si aspettasse il pubblico, penso che non si possa non raccontare. In realtà comunque ha uno spazio giusto, che non eccede nel bilancio complessivo del racconto. Cerco, pur non essendo musicologo, di far capire la cultura musicale di Beethoven.

Se anche voi volete scoprire tutto su Beethoven e sulla Nona sinfonia, lasciatevi attrarre dalla voce suadente di d’Elia e preparatevi a un viaggio nella storia dell’umanità e della musica.

IO, LUDWIG VAN BEETHOVEN, per la regia di Corrado d’Elia, con Corrado d’Elia. Dal 28 al 30 dicembre 2017 e dal 9 al 14 gennaio 2018 al Teatro Litta.







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