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SEGANTINI: Dal realismo al simbolismo

Data pubblicazione : 13/10/2014     
Autore : Bruna Meloni


Con lʼintento di celebrare la milanesità e insieme l´internazionalità di questo artista, Palazzo Reale espone per la prima volta a Milano una mostra di oltre 120 opere, provenienti da importanti musei e collezioni private europei e statunitensi, tra cui la Civica Galleria dʼArte Moderna di Milano ed il Museo Segantini di Sankt Moritz. Se la vita di Segantini fu soprattutto legata allʼEngadina, la valle svizzera dove trascorse gli ultimi anni di vita e a cui dedicò i suoi paesaggi montani più belli, un ruolo altrettanto importante nella sua breve esistenza lo ebbe Milano, sua patria dʼadozione.
Questa mostra, presentata come la rassegna più completa mai dedicata in Italia allʼartista, tiene indubbiamente fede alle promesse con oltre 120 opere che ne ripercorrono lʼintera carriera, dove accanto ai suoi capolavori e i dipinti più noti non mancano quadri mai esposti in precedenza nel nostro paese.
Ad introdurci il percorso espositivo è una selezione di fotografie, lettere e documenti, affiancata dal busto dellʼartista eseguito da Paolo Troubetzkoy e dal suo ritratto sul letto di morte, opera dellʼamico Giovanni Giacometti, padre del celebre scultore Alberto.

Seguono gran parte dei pochi autoritratti realizzati dal pittore, in genere su carta, indicativi di una progressiva evoluzione dal realismo, di fine anni settanta, al simbolismo di ventʼanni più tardi. La prima parte della mostra si sofferma sulla lunga permanenza a Milano, città che sarà di fondamentale importanza per Segantini, dove si forma, inizia ad esporre e trova i suoi mercanti e sostenitori, ma anche dove assimilerà le nuove tendenze artistiche, dalla Scapigliatura al Divisionismo e infine al Simbolismo. In queste sezioni troviamo i pochi quadri ambientati a Milano, come ll naviglio sotto la neve o Il Naviglio a Ponte San Marco, seguiti da una serie di opere che registrano il mutare del rapporto del pittore con il genere del ritratto.
Si tratta di un´esposizione eccezionale non soltanto per la quantità delle opere (com´è noto, infatti, Segantini morì a 42 anni, lasciando una produzione tutto sommato piuttosto limitata) ma anche per la pregevolezza dei prestiti - molti da istituzioni milanesi, come la GAM, e da collezioni private - che consentono di mettere a confronto i dipinti con i loro
bozzetti preparatori e con i numerosi disegni attraverso i quali l´artista, una volta terminati i quadri, era solito tornare a meditare sui propri soggetti.
È il caso ad esempio di quello che è stato definito il testamento artistico e spirituale di Segantini, Ave Maria a trasbordo, presente in mostra in ben cinque versioni: quella più nota, l´olio su tela in prestito dalla Fondazione Segantini di Saint Moritz, e diverse rivisitazioni precedenti e successive, provenienti da istituzioni pubbliche e collezioni
private.

Distribuite in otto sale su una superficie di 1500 mq, le opere sono organizzate per temi, «Per meglio far comprendere l´evoluzione della narrativa segantiniana», come spiega la curatrice Annie-Paule Quinsac, che a Segantini ha dedicato quasi mezzo secolo di studi e otto mostre in tutto il mondo, coadiuvata nel suo lavoro per Milano da Diana Segantini, pronipote dellʼartista e già curatrice della mostra tenutasi alla Fondazione Beyeler nel 2011.
In occasione della grande mostra Skira pubblica un catalogo monografico, unʼagile monografia e una cartella di disegni in fac-simile di Segantini.





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