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Roma promuove il grande cinema fra sogno e realta'

Data pubblicazione : 19/11/2013     
Autore : Enrico Maria Albamonte


Sogno e realtà, mondo fisico e paradisi virtuali. E poi l’eterno dilemma dell’identità di genere che continua ad affascinare chi da sempre è attento al sociale per documentarlo lanciando eclatanti rampogne.
All’Ottava edizione del Festival del Cinema di Roma sapientemente orchestrata e diretta da Marco Muller e appena conclusasi con un’agenda quanto mai ricca di prime e anteprime mondiali, è di scena la creatività con la “C” maiuscola, quella che fa sognare ma anche pensare. Perché la settima arte è da sempre non solo la fucina del glamour, come dimostrano i vari contributi al suo successo d’immagine di sarti, costumisti e stilisti, ma anche la radiografia di una società che, arrivata quasi a una svolta epocale, torna a scoprire ed esplorare i suoi valori (e disvalori) ancestrali. Dall’identità appunto al rapporto fra i sessi, passando per la guerra e il conflitto di classe fino alle emozioni più violente e romantiche e addirittura al matriarcato.
Alla ricerca di una felicità che il maestro Federico Fellini affidava alle fantasie sensuali di un comicissimo Dottor Antonio alias Peppino de Filippo, protagonista di un episodio memorabile di “Boccaccio ’70” allegoria del ritorno del maschio al ‘grembo materno’ evocato dalla burrosa maggiorata Anita Ekberg.
Il tema della femminilità latina è un mainstream non solo per gli stilisti che, come Dolce&Gabbana artefici e sponsor del restauro de “Il Dottor Antonio” in omaggio ai vent’anni dalla scomparsa del grande cineasta italiano da sempre ne sono gli ambasciatori nel mondo ma anche per registi indipendenti e di talento come Alex de la Iglesia. L’ex assistente e pupillo di Pedro Almodovar nel suo divertente film fuori concorso “Las Brujas de Zugarramurdi” racconta con toni ludici la stregoneria in un paesino spagnolo come metafora della condizione femminile. Il regista che dichiara di amare le donne forti e di talento e la presenza nel cast di Carmen Maura ne è un esempio eloquente-propone la sua visione ginecocratica della società con un maschio antieroe (Hugo Silva) in perenne crisi d’identità.

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I confini fra i sessi e i pregiudizi atavici di una civiltà retta ancora dal modello perdente del macho dominano la scena nel già pluripremiato film in concorso “Dallas Buyers Club” che ci auguriamo farà incetta di Oscar. Qui il testosteronico Matthew McConaughey si  cala con esiti magistrali e sorprendenti nei panni di un filiforme malato terminale di AIDS realmente esistito, Ron Woodroof che il regista Jean-Marc Vallée racconta nella sua coraggiosa crociata contro il sistema sanitario americano degli anni’80. Nel film è affiancato da Jennifer Garner e da Jared Leto, irriconoscibile nei panni di Rayon, un poetico trans gender. Nella vita Leto alterna il cinema indipendente alla musica rock: al festival e’apparso in un look total black di Balmain, non per niente incoronato dai media fashion come “il lato oscuro dello street style”.

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L’abito fa il monaco soprattutto al cinema e aiuta a definire il personaggio come pochi altri elementi: lo sa bene Trish Summerville, strepitosa costumista di “Hunger Games: la ragazza di fuoco” diretto da Francis Lawrence con la giovane star premio Oscar Jennifer Lawrence che ha monopolizzato i paparazzi romani, ma anche Prada. La maison milanese ha commissionato e presentato al festival il cortometraggio “Castello Cavalcanti” diretto da Wes Anderson con Giada Colagrande e Jason Schwartzman e i costumi del premio Oscar Milena Canonero.

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Ma anche il regista asiatico Bong Joon Ho nel suo incensato e fantapolitico “Snowpiercer” è molto attento a modellare il profilo psicologico dei personaggi con i costumi di scena, creati da Catherine George che ha puntato su un approccio realistico senza derive sci-fi: per Tilda Swinton trasformata in una Lady di ferro spietata e nevrotica, l’arroganza del potere in un futuro post-industriale e apocalittico si traduce nel contrasto stridente ma indovinato di un maestoso visone giallo senape e di un castigato tailleur blu elettrico.

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E’ affidata ai colori, ad ambienti patinati e surreali e a certe bizzarre camicie senza collo l’evoluzione della complessa psicologia del protagonista maschile di “Her”. Il capolavoro in concorso di Spike Jonez racconta la problematicità relazionale di Theodore interpretato con struggente melanconia e grande intensità emotiva da Joaquin Phoenix. Deluso dalla separazione con la sua compagna (interpretata da Rooney Mara) s’innamora della calda voce femminile di un sistema operativo, Samantha, appartenente nella realtà alla bellissima Scarlett Johansson, altra beniamina di Dolce & Gabbana e illustre presenza sul red carpet capitolino con i loro abiti neoclassici per l’estate 2014. Un altro grande film per sognare e per pensare.

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