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Piero Manzoni torna a Milano

Data pubblicazione : 06/04/2014     
Autore : Bruna Meloni



Non ci si stacca dalla terra correndo o saltando; occorrono le ali; le modificazioni non bastano: la trasformazione deve essere integrale”. Questa la filosofia che ha segnato la brevissima vita di Piero Manzoni e i suoi soli sette anni di attivitaʼ artistica.
Sette anni in cui lʼartista ha rivoluzionato lʼarte del secolo scorso con un suo personalissimo stile surealista. La primarietaʼ schematica delle impronte e la secchezza di umore dada della trattazione sono un avvio che dice molto dellʼorizzonte di riferimento di Manzoni. Il suo eʼ un “non dire diversamente le stesse cose ma dire cose nuove”.

Ispirato da Dubuffet che intende lʼoperazione artistica come pulsione pura e spontanea reinventata in tutte le sue fasi dallʼautore, Manzoni parte dalla stessa superficie del quadro che viene manomessa e contaminata.
Ed egli stesso dichiara nel 1957 ”...consideriamo il quadro come nostra area di libertaʼ in cui andiamo alla scoperta delle nostre immagini prime. Immagini quanto piuʼ possibile assolute, che non potranno valere per cioʼ che ricordano, spiegano, esprimono, ma sono in quanto sono: essere”.

Nel 1958 espone insieme a Lucio Fontana e ad Enrico Baj. Inizia la collaborazione con Enrico Castellani e Agostino Bonalumi. Nel 1959 fonda la rivista "Azimuth" e la Galleria Azimut.

Lo stile di Manzoni diviene sempre più radicale. Supera la superficie del quadro e propone una serie di opere provocatorie, insofferenti nei confronti della tradizione:
le Linee tracciate su strisce di carta, arrotolate e chiuse in un tubo di cartone (la più lunga, creata ad Herning, in Danimarca, nel 1960, grazie al mecenatismo di Aage Damgaard, misura 7200 metri);
i Corpi dʼaria e il Fiato d´artista (palloncini contenenti il fiato di Manzoni);
le Uova scultura, autenticate dalle impronte digitali dell´artista;
le Basi magiche, piedistalli sui quali chiunque può diventare un´opera d´arte;
gli Achromes, realizzati con i materiali più vari, dalla fibra di vetro ai piani plastificati alcuni rigorosamente bianchi, altri in colori fosforescenti.

Eʼ del 1961 lʼopera  che lo ha  reso celeberrimo e di cui dice:  “Nel maggio ʼ61 ho prodotto e inscatolato 90 scatole di     ”merda dʼartista“ (gr. 30 ciascuna) conservata al naturale (made in Italy) .
In un progetto precedente intendevo produrre fiale di “sangue dʼartista”
. Si tratta di una scatoletta per conserve del diametro di 6 centimetri, sigillata, su cui eʼ apposta unʼetichetta con la scritta “Piero Manzoni” e la dicitura merda dʼartista in italiano, inglese, francese e tedesco. Sul coperchio la scritta “produced by” con firma autografa e numerazione progressiva delle singole scatolette.

Ma il massimo dello scandalo si raggiunge quando Manzoni ne fissa il prezzo basandosi su unʼarbitraria paritaʼ merda/oro, allʼincirca 700 lire dʼallora al grammo, indicandolo in 30 grammi dʼoro.
Milano eʼ stata la cittaʼ di Piero Manzoni ed eʼ trascorso mezzo secolo dalla sua scomparsa precoce. Per questo Milano ha deciso di dedicargli - a Palazzo Reale - una mostra curata da Filippo Gualdoni; la piuʼ importante realizzata in cittaʼ dalla sua morte, che documenta il percorso dellʼartista attraverso 130 opere a testimonianza della sua intera parabola artistica.

Questa mostra - ha dichiarato lʼAssessore alla Cultura Filippo Del Corno - eʼ uno dei capisaldi della ”Primavera di Milano ; il palinsesto di eventi che abbiamo voluto dedicare a tutti gli artisti che hanno fatto grande la nostra cittaʼ e la sua storia, con mostre, concerti, spettacoli e approfondimenti che si snodano in giro per Milano lungo la primavera del 2014”.

A Palazzo Reale fino al 2 giugno.
Catalogo edito da Skira











































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