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Papagajo

Data pubblicazione : 13/06/2014     
Autore : Bruna Meloni


"Mi incuriosisce cosa sta succedendo a Milano: Palazzo Reale, Museo del Novecento, Hangar Bicocca, Triennale, il prossimo Museo delle Culture, la Fondazione Prada. Clima vivace", dice Philip Rylands, direttore della Peggy Guggenheim Collection di Venezia in una intervista a LʼEspresso.
E non possiamo che dare ragione a Rylands osservando il caleidoscopio onirico della mostra di Joao Maria Gusmao e Pedro Paiva allestita allʼHangar Bicocca: la piuʼ grande mai realizzata in Italia.
Gusmão e Paiva, giovani artisti portoghesi che lavorano in coppia dal 2001 ci permettono, attraverso una quarantina di opere, un viaggio insolito che passa attraverso linguaggi artistici diversi, tematiche primordiali, percezioni stranianti ed
evocative.
Il duo di artisti portoghesi non ama che si scriva di loro, non rilasciano interviste e raramente si vedono alle inaugurazioni delle loro mostre. Il loro intenzionale allontanamento della scena pubblica dell´arte contemporanea non è altro che un modo per lasciar parlare le loro opere, che infatti hanno tanto da dire.

I film proiettati nello spazio espositivo, muti e in pellicola 16mm, sono in maggioranza in “slow motion”, film brevi in cui il rumore meccanico del dispositivo filmico diventa lʼunico sottofondo sonoro. Tra questi, il film “Eye Eclipse” del 2007, ispirato alle similitudini tra l´occhio, l´uovo e la luna e due film realizzati dagli artisti per rappresentare il Portogallo alla 53a Esposizione La Biennale di Venezia nel 2009: ”The Soup “, in cui un gruppo di scimmie si nutre afferrando delle patate da un´improbabile pentola ricolma di acqua bollente e “3 Suns” che prende spunto da uno dei primi esperimenti ottici di Isaac Newton sugli studi dellʼimpressione delle sulla retina.
Della mostra fanno parte anche tre installazioni strutturate come una camera oscura, ambienti per la proiezione di immagini in movimento, testimonianza delle ricerche e dellʼinteresse degli artisti intorno alle origini del cinema e alle dinamiche della percezione: “Motion of Astronomical Bodies” e “Camera Inside Camera”, ambedue del 2010 e “Before Falling Asleep, a pre-cortical image inside a moving train” del 2014.
Inoltre, in un piccolo cinema ricostruito dentro gli immensi spazi dellʼex stabilimento Ansaldo-Breda, viene proiettato il film “Papagaio” della durata di 40 minuti circa. Ambientato durante una cerimonia animista nelle ex colonie portoghesi di São Tomé e Princípe testimonia gli esiti del colonialismo attraverso una ricerca antropologica molto cruda, a tratti violenta.

Le produzioni di João Maria Gusmão e Pedro Paiva mantengono un forte legame con il cinema delle origini e i film sperimentali anni Sessanta e Settanta, con le ricerche dei meccanismi della visione legati agli studi di ottica e percezione e con i processi di ricezione ed elaborazione celebrali delle immagini. Nei loro film è possibile riscontrare lʼinflusso delle tradizioni alla base della nascita del cinema: da un lato la tradizione “documentaristica” dei fratelli Lumière, la cui produzione è strettamente legata alla ripresa del quotidiano e della realtà senza alcuna interpretazione dellʼevento filmato e dallʼaltra, la tradizione “magica” legata al lavoro di Georges Méliès, universalmente riconosciuto come il “padre” degli effetti speciali, al quale si riconduce lʼinvenzione del cinema fantastico e fantascientifico.
Lʼesposizione ʻPapagaio si colloca allʼinterno del programma di mostre firmato da Vicente Todolí insieme ad Andrea Lissoni . Dal 12 giugno al 26 ottobre allʼHangar Bicocca.

            





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