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Luca Zingaretti nella Torre d’Avorio del Piccolo Teatro

Data pubblicazione : 23/11/2013     
Autore : Silvia De Bernardi



Libertà dell’arte e dell’artista nei confronti della politica e del potere, o azione culturale linfa stessa del contesto sociale in cui viene prodotta
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E’ il 1946, aria di Norimberga, caccia al nazismo in pieno svolgimento, servono colpevoli da mettere alla sbarra per ripulire l´immagine della Germania di Hitler e per sollevare le coscienze inabissate da tante atrocità. Wilhelm Furtwangler, interpretato da Massimo De Francovich, illustre esponente dell´alta cultura tedesca, direttore d´orchestra universalmente acclamato accanto a Toscanini, non era stato mai nazista, ma nel buio periodo dell’esodo di molti grandi intellettuali, era rimasto in patria, scegliendo di tenere accesa la fiaccola dell’arte e della cultura, convinto che questa non avesse connotazione politica.
       
Diversa l´opinione del maggiore Steve Arnold, portato sul palco da Luca Zingaretti, deciso ad interrogarlo, profondamente convinto che collaborare alla fortificazione culturale di una Nazione sotto Regime, equivalga a sostenerlo. Americano consapevole delle atrocità commesse dai nazisti, personaggio un pò rozzo, poco amante della cultura, ma profondamente certo dell´uguaglianza di tutti gli uomini nei diritti e nelle responsabilità, vuole vedere chiaro nelle condizioni di privilegio concesse dal Terzo Reich al Maestro.
Da un testo di Ronald Harwood l’abile regia di Luca Zingaretti porta sul palco uno scontro processuale, etico e culturale tra l´artista e il militare, due linguaggi diversi e due ragioni inconciliabili si offrono al pubblico con ricchezza di dialoghi e profondità di argomentazioni.
Torre d’Avorio”, Piccolo Teatro Strehler, dal 26 novembre all’8 dicembre.






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