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Salone del Libro: la conferenza inaugurale di Javier Cercas

Data pubblicazione : 10/05/2018     
Autore : Antonio Sarti


Si apre con una lectio magistralis il Salone del Libro 2018: dopo i saluti di rito da parte dei Presidenti delle Camere e del direttore Nicola Lagioia, lo scrittore iberico Javier Cercas ha tenuto il suo discorso inaugurale, un’ode all’unità del continente europeo e un auspicio a una maggiore coesione anche sul piano culturale, in nome del motto latino E pluribus unum, da tanti uno solo.

Un’Europa che invece oggi è più simile a un intralcio nella vita dei cittadini: «Oggi l’idea di Europa è legata a un luogo freddo e astratto, la capitale Bruxelles, dove si riuniscono orde di grigi burocrati a cui i politici populisti di tutto il continente danno la colpa per ogni cosa».

Questa non era ciò che si sperava, ciò che molti avevano teorizzato: «La premessa che l’Europa fosse la guida del mondo nel XXI secolo non si è realizzata: cosa è accaduto perché tutte quelle speranze crollassero? Indubbiamente ha avuto un forte ruolo la crisi economica, che non ha fatto scaturire un conflitto ma ha riportato in vita il demone del continente, il nazionalismo».

L’autore spagnolo, parlando in un perfetto italiano, ha poi esplicitato la sua posizione: «Sono un europeista estremista: credo che l’Europa unita sia l’unica utopia politica ragionevole prodotta da questo continente. Abbiamo trascorso trent’anni uccidendo cento milioni di persone direttamente o indirettamente, trasformando l’Europa nello scenario di una brutalità senza precedenti. Il progetto dell’Unione Europea nacque proprio dalla convinzione che nulla di simile dovesse ripetersi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, io come voi appartengo alla prima generazione di europei che non ha assistito a una guerra tra le grandi potenze del continente».

In conclusione, Javier Cercas ha ricordato che «nella storia dell’Europa la cosa rara non è la guerra, ma la pace. Basta un attimo di distrazione e il pericolo rinasce con il nazionalismo. Il nazionalismo è una fede, il sostituto di Dio come fondamento dello stato».





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