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IL GIARDINO PERDUTO

Data pubblicazione : 16/11/2016     
Autore : Antonio Sarti



Il giardino perduto è un caso editoriale prima ancora che letterario: fa parte infatti del più celebre Il giardino di Elizabeth, di cui costituisce una serie di capitoli al centro del romanzo. In Italia tuttavia non era ancora stato pubblicato fino ad oggi, un vero peccato per un racconto che può avere vita anche fuori dal più ampio contesto del capolavoro della Von Arnim: Il giardino perduto può essere letto anche come un racconto a sé stante, ed è proprio in questa chiave che vogliamo raccontarvelo, come fosse un gustoso antipasto alla successiva scoperta di un’autrice di grande importanza per la letteratura europea.

Il viaggio di Elizabeth comincia sul vagone di un treno che si dirige verso un minuscolo villaggio nelle nebbiose lande tedesche: la meta è un piccolo angolo di paradiso sotto forma di giardino, quello della dimora che ha ospitato la donna durante la sua infanzia. Non si tratta solamente di un percorso a ritroso attraverso i luoghi della beata giovinezza, ma anche di un vero e proprio salto emozionale nei ricordi della spensieratezza che le aveva procurato quel piccolo acro di verde che oggi Elizabeth riscopre in una gelida giornata d’inverno avvolta da un pungente strato di nebbia.
Uno spicchio di felicità presto interrotto dalla prematura scomparsa del padre, una legge ingiusta che le toglie l’eredità e consegna il giardino e la casa ai cugini, per i quali poco diventa se non un semplice appezzamento da coltivare: emblematica in questo senso la frase, passata in sordina, di Elizabeth che si stupisce di come i suoi nuovi parenti coltivino ravanelli laddove una volta c’erano fiori, ravanelli che erano confinati invece in un angolo del giardino. È probabilmente dovuto a questo il freddo risentimento che la donna prova per i cugini, espresso nel fermo ma cortese rifiuto a rifiutare la casa, salvo poi introdursi furtivamente nel giardino come nella circostanza del racconto: l’avventura proibita diventa così l’occasione per altri ricordi di giovinezza trascorsa in quel quadrato d’erba.

Lo stile di Elizabeth Von Arnim è minuziosamente descrittivo come l’opera richiede, ma al tempo stesso sa tirare a sé il lettore e lo conduce per mano attraverso la terra umida del giardino proibito; l’auspicio è quello che questo breve racconto possa fare altrettanto per invogliarvi alla scoperta delle altre opere di questa intrigante autrice.





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