• MW SUGGESTIONS •

BOOK REVIEW: SE AVESSERO, DI VITTORIO SERMONTI

Data pubblicazione : 14/02/2017     
Autore : Antonio Sarti



Un giovane fascista, che si approccia poi goffamente al comunismo, per approdare infine a un indeterminato e semplice “essere se stesso”: difficile rinchiudere in una cornice di etichette sociali una personalità strabordante come quella di Vittorio Sermonti, compianto linguista e romanziere tra le eccellenze italiane del Novecento. É proprio lui a provare a farne un riassunto della sua vita poco prima della conclusione, forse percepita come vicina, consegnando al pubblico un ultimo romanzo di alto livello e non semplice inquadramento.

Scomparso il 23 novembre dello scorso anno, Vittorio Sermonti ha partecipato all'ultimo Premio Strega, rientrando nella cinquina dei finalisti e arrivando terzo con il romanzo Se avessero, superato nelle preferenze della giuria da La scuola cattolica di Edoardo Albinati. Figlio d'arte, conobbe personalmente Luigi Pirandello, abituale frequentatore di casa Sermonti. Egli non fu tuttavia solo romanziere ma è anzi ben più ricordato per la sua attività di linguista: tra le opere più autorevoli possiamo annoverare un'edizione alquanto preziosa della Divina Commedia, la traduzione italiana dei testi latini dell'Eneide di Virgilio e delle Metamorfosi di Ovidio, nonché poesie (Ho bevuto e visto il ragno, 1999), brevi racconti (Il tempo fra cane e lupo, 1980), saggi letterari e romanzi.


Se avessero
, ritornato alla ribalta proprio a causa delle scomparsa improvvisa di Sermonti a 87 anni, è la sua ultima fatica tanto che l'autore, quasi a presagio della morte, lo definisce “opera ultima”: un testamento letterario e al tempo stesso il tentativo di tirare le somme di un’esistenza vissuta appieno? Difficile dirlo con certezza, ma la sensazione che si può cogliere dalle pagine di Se avessero è questa.
Si tratta in definitiva di un romanzo autobiografico dove le storie personali dell'autore si intrecciano con la Storia, quella vera, dell'Italia. L'autore pone come incipit un breve episodio riguardante il fratello: nel maggio del 1945 tre partigiani fanno irruzione, armati, in una casa in zona Fiera di Milano alla ricerca di un ufficiale della Repubblica Sociale. Sebbene essi lo riconoscano, se ne vanno grazie alla pronta risposta «non so se ammazzarmi vi conviene poi tanto» del fratello dello scrittore. Viene così spiegato il titolo del romanzo, che sembra voler dire: “Se avessero ucciso il fratello sarebbe cambiato il mondo ma nessuno se ne sarebbe accorto”. L'episodio continua ad emergere nel corso del romanzo come un brutto incubo da cui l'autore non riesce a liberarsi, assumendo così un ruolo centrale nella vicenda narrata pur non essendovi direttamente legato.
Nella narrazione emerge con grande disinvoltura anche la figura paterna, mentre la strana famiglia della madre, fortemente antifascista, appare in un continuo flusso di coscienza che continua a fare avanti e indietro nella vita del protagonista-scrittore. Tantissimi i riferimenti a scrittori contemporanei (fra i quali Giorgio Bassani e Pier Paolo Pasolini), descritti con ironia e senza dimenticarsi di descrivere i piccoli difetti della loro personalità.
Tra le frasi più incisive dedicate al fratello fascista, persona con la quale si apre e chiude il romanzo, quello che sembra un sunto delle riflessioni personali elaborate dall’autore nel corso della sua vita: “Non contiamo niente, perché ognuno conta purtroppo tutto”.


Titolo: Se avessero
Autore: Vittorio Sermonti
Editore: Garzanti




AMORE E PSICHEARMAN: EMERSIONS